Negli ultimi anni abbiamo sempre più sentito parlare (o è capitato anche a noi stessi) di persone che lamentavano diversi dolori: mal di testa, stanchezza, spossatezza; dolori che poi, fatti i controlli e le dovute analisi, non erano associabili a nessuna malattia. E queste persone si son poi sentite dire dal medico: “Guardi lei non ha nulla! E’ solo stress da lavoro. Si faccia una vacanza!”

Eh bhé in Francia l’ex ministro Benoit Hamon sta sfidando il parlamento sul “Burnout”: quello che in italiano potremmo tradurre come “crollo psico-fisico del lavoratore”, o più semplicemente “stress”..

L’ex ministro socialista, infatti, vuole associare al Burnout il grado di malattia professionale. Ed ha intenzione di presentare tre emendamenti al «progetto di legge sul dialogo sociale», perché il lavoro può far male, molto male. Ma gli imprenditori non ci stanno.

Oltralpe si stima che oltre 3 milioni di persone sono a rischio Burnout, e tuttavia nel 2013 sono stati solo 239 dipendenti a vederselo riconosciuto, perché con l’attuale normativa va provato il «legame essenziale e diretto» tra lavoro e malessere, e l’invalidità deve essere superiore al 25%. Requisiti molto restrittivi, e proprio per questo Hamon chiede una modifica dei criteri e l’ingresso del Burnout tra le malattie professionali.

Per molti versi, la situazione occupazionale in Francia è simile a quella italiana ed europea: 3,5 milioni di disoccupati, l’imperativo è essere flessibili, abbandonare i privilegi, essere sempre connessi anche al di fuori dell’orario d’ufficio, perdere molte tutele. C’è chi ce la fa, ma anche chi crolla. Certo, la questione normativa è delicata, perché fatta la legge c’è il rischio che una schiera di opportunisti se ne approfitti. In fondo, tutto il mondo è paese.

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