L’idea della volta, nell’uomo, nasce dalla contemplazione della natura. Osservando le grotte e le caverne, nell’antichità, ebbe origine il desiderio di imitarle. Il senso di grandezza generato dalla volta, fu poi la spinta ad utilizzare questo tipo di costruzione anche nei monumenti religiosi: sensazione di infinito che avvicinava l’uomo a Dio. La volta a botte è largamente impiegata nelle chiese, negli edifici di culto di epoche lontane sparsi in tutto il mondo: i precedenti più lontani sono legati alla produzione dei mattoni, di argilla e paglia tritata, disseccati al sole. 

Esempi primitivi di volte, in tutte le forme, sono riscontrabili già nell’Egitto e nella Mesopotamia del III millennio a.C. Si pensi ai granai di Ramesseum, (il tempio funerario del Faraone Ramesse II, nel sito archeologico di Tebe, in Egitto), antichissima testimonianza di utilizzo delle volte a botte.

In seguito prese piede un’altra tecnica diffusa soprattutto in Mesopotamia, Assiria ed Egitto e successivamente nell’Oriente Bizantino, quella delle volte a botte, formate da una successione di archi inclinati composti da mattoni disposti a coltello. In questo modo era possibile realizzare volte a botte senza l’aiuto delle centine, in quanto il primo arco veniva appoggiato al muro di testa del vano da coprire e ogni arco successivo veniva sorretto dal precedente.

Fu dall’Oriente quindi che la pratica delle volte a botte giunse ai Romani e agli Etruschi, un altro interessante capitolo da scoprire.

Informazioni complete ed esaustive sulle volte possono essere reperite sul sito vompletamente dedicato: volte a stella.

 

 

 

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