Fotografa dedita a meditazione, natura, importanza della luce e del cielo, Jacqueline Domin dà vita a fotografie che non sono né digitali né elaborate al computer poiché, nei suoi lavori, utilizza due semplici macchine fotografiche, con pellicola e senza flash, che usano la luce naturale. Queste opere, con cui la pittrice partecipa alla mostra “Spoleto incontra Venezia”, sono presenti a Palazzo Giustinian in occasione della mostra organizzata da Salvo Nugnes, manager della cultura, con la curatela del Prof. Vittorio Sgarbi. Di seguito l’intervista all’artista:

1) Come nasce l’occasione per partecipare all’importante mostra “Spoleto incontra Venezia”?
Precedentemente, nel 2014, ho partecipato a Spoleto Arte e a Spoleto incontra Venezia. Quindi successivamente sono stata nuovamente contattata.

2) È la prima volta che espone a Venezia?
No. La seconda volta.

3) Quali opere porta in mostra e da quale tematica sono ispirate?
Sono cinque fotografie analogiche. La tematica affrontata è la Natura che porta alla riflessione sulla memoria della nostra appartenenza ad essa.
1- Venute dal cielo: sassi a ricordarci che veniamo dal cielo.
2- La mere: nati tutti dal mare.
3- Io sono te: l’oscurità e la luce che è in tutti noi.
4- L’isola: i colori sono la musica del silenzio e le nostre vibrazioni.
5- Giano: dèi che riemergono e si mostrano.

4) Quale tecnica utilizza in prevalenza e perché?
Quando ancora non avevo una macchina fotografica, nelle mie passeggiate mi portavo una lente d’ingrandimento per guardare le piccole cose; ciò mi permetteva di scoprire l’immensamente grande. Così ho continuato con la macchina fotografica. Io seguo sempre la luce, la grande rivelatrice: tutto trova il proprio momento di gloria quando viene “bagnato” dalla luce.

5) Ci racconta la sua formazione e gli esordi nel mondo dell’arte?
Facevo e faccio ancora meditazione en plein air. La mia formazione mi è stata data dalla Natura, l’elemento che si manifesta e lascia guardare a suo piacimento. Io sono sempre pronta ad accoglierla, ad imparare da lei. È una grande maestra. Scuole di fotografia non ne ho fatte mai.

6) Una riflessione di commento sul legame sinergico di connessione tra Spoleto e Venezia, creato da questa mostra.
Spoleto poi Venezia. La mostra ha accolto senza pregiudizio lasciando ad ogni artista la libertà di esprimersi. Ho trovato persone che parlavano di arte sapendo quello che dicevano e non “per sentito dire”. Menti aperte e amore per l’intelligenza creativa.
Forse è quella la sinergia? Menti aperte e amore? La Natura così com’ è, è un’esplosione di tutto e tutto il contrario, è lei l’essenza dell’arte, l’incomparabile intelligenza creativa.

7) C’è un aneddoto particolare del suo percorso artistico?
Ero seduta sul muretto di un porticciolo in Sardegna. Il sole giocava come sempre con l’acqua. Ad un certo punto il pulviscolo d’oro che si trovava nei raggi di luce, al posto di scendere rimase a mezza aria, un po’ come fanno i miraggi. Non ho potuto resistere, ho immerso le mie mani dentro…


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