Grande afflusso di pubblico alla mostra “Spoleto Arte” di quest’anno, curata dal Prof. Vittorio Sgarbi e organizzata dal manager della cultura Salvo Nugnes, presidente di Spoleto Arte. La prestigiosa mostra, allestita fino al 27 agosto 2015 all’interno del sontuoso Palazzo Leti Sansi, nel centro della città umbra di Spoleto, tra via Arco di Druso e Piazza del Mercato, ha offerto a molti la possibilità ammirare le variegate e mirabili opere esposte, tra cui anche le tele della poliedrica Amanda Lear. Tra gli artisti partecipanti troviamo la pittrice Anna Galanga che, intervistata per l’occasione, racconta la propria arte.

Di seguito l’intervista:

1) Abbiamo avuto notizia della sua presenza alla grande mostra di “Spoleto Arte” curata da Vittorio Sgarbi, allestita presso Palazzo Leti Sansi a Spoleto; come nasce l’occasione di partecipare a questa importante iniziativa? È la prima volta che espone a Spoleto?

Sì, è la prima volta che espongo a Spoleto. Non potevo dire di no a una città così bella e alla qualità garantita da Vittorio Sgarbi.

Spoleto è un borgo incontaminato, ricco di chiese, palazzi, teatri, vicoli, piazze, scalinate dove si respirano insieme cultura e storia.Grazie all’intuizione di Carlo Menotti, qui ci si trova per magia all’incrocio dei Due Mondi; qui musicisti, artisti, attori, poeti, pittori, scrittori, registi trovano davvero uno spazio privilegiato di confronto, di proposte e stimoli. Il tutto, composto di misteriosi mondi che fermentano oltre la soglia della coscienza, si traduce in nuove immagini.

2) Tra i partecipanti all’esposizione c’è anche la vulcanica e carismatica Amanda Lear, personaggio di fama internazionale; cosa pensa della sua arte pittorica? Ritiene che la Lear abbia delle affinità con lo stile espressivo del suo mentore Salvador Dalì?

Poliedrica Amanda! Sicuramente dal sublime Salvador Dalì ha respirato la magnetica atmosfera, ha imparato la tecnica e la stravaganza; non mi sembra invece si sia lasciata influenzare dal mondo interiore e surreale del Maestro. Per lei i critici e i media hanno usato i termini “trasformismo” e “borderline”: in effetti anche nella sua espressione pittorica si riscontrano introspezione, incisività graffiante, immediatezza e impulsività, ma anche sogno e poesia. Nelle sue opere c’è lei, con la sua vita, la sua bellezza, la sua ricchezza, il suo mondo.

3) Quali opere ha esposto in mostra? Con quali tecniche sono realizzate e a quali tematiche si ispirano?

Se il vento dice sorgi è un olio a velature, di grandi dimensioni. Nello specifico uno dei cinque dipinti che ho realizzato per la pubblicazione del volume Per un’idea della Rezia, a cura di Ennio Emanuele Galanga dopo aver letto le liriche e La notte di Apollo di Grytzko Mascioni, uno scrittore retico scomparso nel 2003, ed essermi accorta che molte sue figurazioni sembrano attingere al mio vissuto e ai miei valori: come a dire che il suo clima artistico-culturale è in larga misura il mio. Io ho cercato di interpretarlo e di renderlo attraverso luci rarefatte e morbidi chiaroscuri, in quanto assegno alla riduzione dei contrasti, finanche al loro annullamento, lo stesso compito del ricordo.

4) Ci racconta quali sono i suoi progetti futuri e a cosa sta lavorando attualmente?

Nel prossimo futuro mi dedicherò con maggior intensità alla pittura, all’arte e al mio giardino incantato, informale e dannunziano, fonte di ispirazione e luogo di serenità. Ripercorrerò i luoghi e i ricordi dell’infanzia, inserirò statue, capitelli e colonne, e tradurrò in pittura con rispetto ed ironia alcuni temi religiosi e mitologici. Nell’immediato proverò a concludere la trilogia Noli Me Tangere.

Su invito del sig. Rezio Donchi, sto preparando una personale con performance artistica, che si terrà l’estate prossima al Palazzo Besta di Teglio. Sarà un evento particolare, direi unico: i dipinti saranno inseriti in un contesto scenografico e coreografico; pittura, musica e danza si dovranno fondere al fine di sprigionare bellezza, armonia e perfezione. Sarà un tuffo nel passato, nel tempo Prima che noi fossimo (è il titolo che ho dato alla personale presentata a Milano, spazio PwS-Sole 24 Ore, nel 2012). L’organizzatore ha invitato all’inaugurazione il critico Vittorio Sgarbi, che già conosce la località e ha scritto della mia espressione pittorica.

5) Sgarbi è ambasciatore ufficiale dell’Expo e ha creato un padiglione molto interessante dedicato all’arte; tra le importanti opere esposte quale preferisce?

Nel Padiglione di Eataly, ad Expo, sono esposti I Tesori d’Italia, molti sconosciuti, circa 350 opere provenienti dalle varie Regioni d’Italia. L’intuizione, felicissima, è una testimonianza della “biodiversità” artistica italiana, in conformità all’impostazione (alimentare) dell’Expo.
Scegliere fra le tante opere è piuttosto difficile. La mia predilezione, è risaputo, è rivolta all’arte classica e arcaica. L’Horadegli Uffizi si presenta in tutta la sua bellezza, armonia e sinuosità di forme, avvolta in fluttuanti panneggi ed è lì che ci aspetta: come non esserne ammaliati? Fra le opere moderne, forse perché affascinata dalle performance artistiche – che anch’io più volte utilizzo diversamente, durante le lezioni di Storia dell’Arte e le mie Personali – e probabilmente per la suggestiva ubicazione, mi sorprende l’opera Jennifer Statuario di Vanessa Beecroft. L’Hora di Carpo e L’Hora di Beecroft a confronto, una di fronte all’altra, due opere che annullano i duemila anni di Storia e dialogano tra loro. Una narrazione emozionante!

6) In concomitanza con l’Expo c’è anche la prestigiosa Biennale Venezia; come considera questa vetrina internazionale e quale sinergia può esserci con l’Expo?

Venezia e la sua Biennale sono conosciute e apprezzate in tutto il mondo. Padiglioni espositivi per ogni nazione e il meglio degli artisti internazionali: mondanità, arte e cultura, in simbiosi, ecco il mio pensiero. È la più antica (dal 1895!), e da subito è annoverata tra le più importanti rassegne d’arte europee; oggi, dopo 120 anni, si conferma tra le più prestigiose manifestazioni d’arte contemporanea. Esserci è un onore.

Expo Milano 2015 è la quinta Esposizione Universale tenuta a Milano; 164 anni sono trascorsi dalla prima Esposizione Universale di Londra del 1851. Ospita il più grande evento mai realizzato sull’alimentazione e la nutrizione e promuove le innovazioni per un futuro sostenibile. In più, per la durata della manifestazione, la città di Milano e il Sito espositivo sono ricchi di eventi artistici, mostre e convegni.

Ho l’impressione che Expo Milano voglia far vedere al mondo quanto l’Italia sia ricca di storia, arte, cultura, bellezza, creatività e credibilità. Lo dimostra il Forum Internazionale dei Ministri della Cultura che ha preso il via in questi giorni con la lectio magistralis di Umberto Eco alla presenza di 150 tra ministri e ambasciatori, raggruppati in ottantatrè delegazioni nazionali: “La bellezza non salverà affatto il mondo… ma la cultura è fondamentale per la comprensione reciproca in un mondo in cui le diverse culture vivono in continuo contatto”. Gli interventi di Matteo Renzi, dell’Amministratore di Expo Giuseppe Sala, di Giancarlo Giannini, di Dario Franceschini, di Irina Bokova, direttrice generale dell’Unesco, hanno con diversi accenti ricordato i 51 siti presenti sul territorio italiano e il valore dell’Arte come denominatore comune dell’umanità e strumento di ricchezza, culturale ed economica.

La I biennale di Milano a cura di Vittorio Sgarbi è un omaggio alla “Biodiversità” dell’arte italiana. Essere presente con la mia espressione artistica lo considero un onore.


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