1) Signor Tamassia, come nasce questa importante occasione espositiva nella prestigiosa mostra veneziana, curata da Vittorio Sgarbi?

Questa mostra prosegue il percorso dedicato alla Callas, iniziato con la mostra di Spoleto Arte grazie al manager Salvo Nugnes. Sgarbi, a Spoleto è rimasto colpito, che ha tenuto che l’esposizione venisse fatta anche a Venezia, città simbolo per la Callas, dove si è esibita in varie occasioni ed è stata tanto acclamata e apprezzata.

2) Quando ha iniziato questa pregiata raccolta di cimeli della divina del bel canto?

Io mi definisco un geloso custode di questa raccolta e che la Callas mi ha chiamato a questo incarico, che considero come una vera vocazione esistenziale. Tutto inizia dopo aver fatto un sogno molto particolare, che ricordo nella mente come se ancora stessi vivendo quel momento: era il 6 dicembre del 1983. Premetto, che ho sempre avuto stima e ammirazione verso di lei, ma non l’ho mai conosciuta di persona. Nel sogno vedo la Callas dentro il mio showroom di antiquariato, con indosso perle e gioielli pregiati, che mi stringe la mano con intensità. Mi sveglio e vedo che sono le 6 del mattino. Mi sentivo come fuori dal mondo, in una dimensione ovattata e mi sembrava che il sogno proseguisse, sentendo ancora tutto il suo calore e la sua energia. Alle 6.40 sento trillare il telefono. Mi stupisco, visto l’orario strano e rispondo titubante. Una voce maschile mi dice “Buongiorno, mi scusi se la chiamo a quest’ora. Sono Renzo di Sirmione e sento che lei ha bisogno di me. Ho materiale, scatole e cartoni, con dentro carte e documenti appartenuti alla Callas”. Questo Renzo era un amico di Enza Brutti, ex cameriera e divenuta erede del patrimonio di Meneghini, ex marito della Callas. Attraverso lui riesco ad una avere un contatto diretto con questa donna, che era rimasta fuori dal giro del gossip e della risonanza mediatica. Fisso un appuntamento il pomeriggio stesso per andare a casa sua. Da lì ho iniziato a comprare da lei man mano quanto era in suo possesso e ho acquisito un archivio completo anche di lettere e corrispondenza privata della Callas, così come i giornali, che lei aveva sottolineato con dentro gli articoli dei suoi spettacoli. Meneghini era entrato in possesso di tanti beni dopo la morte della Callas, che su consiglio dell’avvocato Trabucchi di Verona a suo tempo aveva scritto le sue volontà di lascito ereditario dentro una rubrica personale. Nel tempo sono entrato molto in confidenza con la Brutti, che portava gioielli preziosi e tra questi una fede, che quando si tolse per mostrarmela vidi che all’interno recava l’incisione “Maria e Battista”. Non le chiesi nulla, capendo subito che si trattava della fede nunziale della Callas. La Brutti, ebbe una relazione con Meneghini ed essendo una donna con indole materialista, non penso mai di cedere la racconta dei cimeli per aprire un museo a Sirmione, perdendo l’opportunità di fare un gesto magnanimo e anche di essere ricordata come benefattrice.

3) Qual è stato il primo cimelio, che ha recuperato e dove? Quali sono i contesti dove ha trovato i pezzi più originali e inediti?

Nel 1986, sempre il 6 dicembre, il pomeriggio stesso, dopo il sogno, comprai dalla Brutti una quadro di una chiesa di Sirmione, dove la Callas di solito andava a pregare. La maggior parte dei pezzi li ho recuperati in Italia, qualcuno anche all’estero.

4) Come si svolge il lavoro di catalogazione dei vari pezzi? C’è qualcuno, che la supporta nella gestione dell’archivio?

La catalogazione richiede un lavoro certosino e meticoloso. Mi supporta un collaboratore, il dottor Marco Galletti, che è una persona di mia fiducia. Con passione e professionalità si occupa di gestire l’archivio e porta avanti insieme a me questa raccolta.

5) Come è strutturato l’archivio? Attualmente, di quanti pezzi è composto?

Siamo arrivati ad oltre 4000 pezzi, tutti ben catalogati e archiviati.

6) Ci sono dei cimeli, che richiedono una specifica cura nella conservazione e una particolare manutenzione periodica?

Ogni cimelio richiede cura e attenzione, per essere conservato al meglio. Il lavoro e l’impegno sono costanti.

7) Quali sono i suoi cimeli preferiti e perché?

Sono molto legato al quadretto di Cignaroli del 1700. E’ un cofanetto in dimensioni di 20×15, che rappresenta la sacra famiglia e a cui la Callas teneva in modo assoluto. Lo portava sempre con se’ ovunque e senza averlo non cantava da nessuna parte. E’ un quadretto votivo, dietro al quale la Callas ha scritto “Grazie buon Dio”. Al suo interno son contenuti sei immagini sacre in forma di santino.

8) C’è un aneddoto particolare, collegato alla vita della Callas, che l’ha più colpita e che si lega ad uno di questi cimeli?

Il quadretto del Cignaroli ha una valenza davvero profonda. Io lo considero il cuore della Callas. È stata capace di fare tornare indietro un collaboratore a prenderlo, quando durante una tournée se lo scordo a casa. Altrimenti non si sarebbe mai esibita.

9) Avete in previsione di aumentare il numero dei cimeli? Ci sono dei pezzi sul mercato, che le interessano maggiormente? C’è un pezzo speciale, che ha perso e che rimpiange di non aver preso?

Se capitano le situazioni giuste, mi farebbe piacere accrescere la collezione. Sono convinta che più pezzi ha più può risultare facile trovare chi la accolga e la ospiti, da poter mostrare al mondo. La Grecia sarebbe molto interessata, ma non ha i mezzi per gestirla. Ci vorrebbe un pigmalione, un mecenate disposto però non a tenerla per se’, ma con l’intento di donarla alla comunità internazionale e metterla a disposizione di tutti. Sono molto compiaciuto e soddisfatto dei pezzi che ho recuperato fino ad oggi e non rimpiango di averne perduti.

10) Una curiosità: sarebbe disposto a vendere una parte della collezione?

Più che venderla, la mia spirazione sarebbe di donarla e lasciarla in custodia ad un museo o ad un ente, che possa occuparsene e mostrarla a tutti. In passato, ho donato un busto in bronzo della Callas al comune di Sirmione. Io ho 75 anni, ho adottato un figlio proveniente dallo Sri Lanka e mi piacerebbe che la mia raccolta fosse un bene collettivo e condivisibile, per celebrare degnamente la Callas, che sul palco con la sua voce meravigliosa incantava le platee mondiali e metteva il suo canto a disposizione di tutti. Mi sento un filantropo e seguo gli insegnamenti di Madre Teresa di Calcutta, esempio per antonomasia di generosità e altruismo.

11) Ha mai conosciuto la Callas dal vivo? Quali personaggi, che le sono stati accanto, ha avuto modo di incontrare e cosa le hanno trasmesso questi incontri?

Come dicevo, la Callas non l’ho mai potuta conoscere di persona. Ho invece, incontrato vari giornalisti che hanno scritto importanti articoli su di lei e l’hanno conosciuta, come Renzo Allegri, così come la sorella dell’ex marito, Pia Meneghini, che si è dimostrata molto affabile ed era felice e ammirata dal mio lavoro di raccolta e da come dimostravo rispetto e considerazione verso il lavoro della Callas. Inoltre, ho conosciuto Bruno Tosi, scomparso da poco e considerato grande collezionista della Callas, che ho stimolato io ad iniziare nella raccolta, anche se lui ha sempre avuto più una finalità di lucro e di guadagno personale.

12) Una sua riflessione sulla Callas, come donna, artista e icona senza tempo; perché la sua storia, è rimasta ancora non del tutto svelata e avvolta da una cornice di enigmatica allure?

La Callas ha dimostrato un amore enorme per il suo lavoro, che ha svolto con instancabile tenacia. Aveva il pregio di saper stare sempre a testa alta, anche con le persone più in vista a livello mondiale. Donna di grande spessore ed eleganza, ma anche tanto fragile, ha saputo donare con tutta se stessa il suo talento innato, come fanno tutti i grandi, con passione e umiltà. Ha sempre portato con se’ il desiderio della famiglia e dell’amore e ha creduto all’amore verso Onassis, che per certi versi le ha tolto un’po’ il peso del lavoro, ma l’ha usata come oggetto, per essere introdotto e farsi strada nel jet set dei migliori salotto mondiali dell’epoca. La Callas ha sofferto davvero per amore di Onassis. La sua anima sale nell’amore, perché l’amore è sofferenza. Ecco perché resta eterna come icona senza tempo. Il mio percorso di geloso custode, è come se fosse sempre all’inizio e adesso sono rimasto l’unico importante collezionista al mondo. Concludo, ricordando una sua frase rimasta emblematica, pronunciata a Roma, durante una colazione “La morte non esiste. Esiste solo la vita. Io non morirò mai”.


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