Saranno presto in esposizione le creazioni pittoriche di Amanda Lear, inserite all’interno della prestigiosa mostra “Spoleto Arte”, che si svolgerà presso il rinomato Palazzo Leti Sansi a Spoleto dal 27 giugno al 27 luglio 2015, con l’autorevole curatela del Prof. Vittorio Sgarbi. L’evento, che raccoglie un parterre selezionato di artisti di fama a livello internazionale, è organizzato dal manager della cultura Salvo Nugnes, presidente di “Spoleto Arte” e vuole rappresentare come dichiarato da Sgarbi “Un osservatorio sull’arte contemporanea”. L’esclusivo vernissage inaugurale è fissato per sabato 27 giugno alle ore 18.30.

 

Sgarbi, spiegando le componenti distintive del poliedrico e camaleontico trasformismo della Lear, che si riflette di rimando anche nello stile pittorico, ha evidenziato: “Potrei affermare, che la vera opera d’arte è la vita stessa della Lear, con l’elemento della provocazione sempre presente e protagonista in ogni circostanza e situazione. È un personaggio provocatoriamente borderline e fuori dagli schemi nella vita così come nell’arte”. E proseguendo ha sottolineato: “In ambito teatrale penso, che abbia una buona padronanza del palcoscenico e una buona capacità di battuta nella recitazione. Oltre che la vocazione all’arte possiede anche quella teatrale”.

 

In riferimento al concetto di arte, intesa nella sua funzione di arte-terapia, la Lear afferma: “Se ho delle preoccupazioni o mi sento angosciata si riflette tutto nelle mia pittura e dunque dipingere mi aiuta davvero a stare bene. Io dico sempre, che per me la pittura è una terapia e non posso assolutamente farne a meno, perché è come un bisogno, una necessità. Io torno a casa, mi metto in silenzio a dipingere con i miei gatti ed è una cosa, che mi fa stare veramente bene”.

 

Spiegando le sue principali fonti d’ispirazione dice: “La mitologia, la Provenza e la natura, ma soprattutto le creature mitologiche, come Pegaso il leggendario cavallo alato. Non mi cimento in forme di pittura triste e neanche in quella pittura realista, che trasmette un senso di malinconia alla gente, perché io penso che sia molto importante avere sul muro della propria casa un’opera allegra, che ci tira su il morale piuttosto, che far piangere. Dunque, io dipingo sempre delle cose colorate, per me la pittura è colore. Io vado matta per Bonar, per Gauguin, per Nabir e per tutti gli artisti dell’inizio di questo secolo, che avevano scoperto il colore puro, addirittura direttamente dal tubetto”.


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