La corruzione, l’infiltrazione criminale, i legami con i poteri forti, sono oggi parte di una strategia di reciproca legittimazione messa in opera da decenni da tutte le mafie ed in particolare dalla ‘ndrangheta. Dal terremoto del 1908 che distrusse Messina e Reggio Calabria, a quello in Abruzzo del 2009, fino al terremoto in Emilia del 2012, una storia di illegalità che percorre tutta l’Italia, narrando di come la ‘ndrangheta sia divenuta classe dirigente grazie ai favori dei colletti bianchi e delle forze governative. È il racconto di “Padrini e Padroni”, scritto a quattro mani da Nicola Gratteri, Procuratore Capo della Repubblica di Catanzaro, e dal giornalista Antonio Nicaso, presentato dal dott. Gratteri presso la Procura di Enna, in una sala gremita da giovani, alla presenza del Procuratore capo di Enna dott. Massimo Palmeri, del prof. avv. Corrado Labisi, presidente dell’Istituto Medico Psicopedagogico Lucia Mangano di Sant’Agata Li Battiati, e Rettore dell’Università telematica con sede a Zurigo Unisanraffaele, del prof. Attilio Cavallaro, presidente del Comitato Antimafia “Livatino Saetta Costa”, del Questore di Enna dott. Antonino Pietro Romeo, del Prefetto vicario dott.ssa Tania Giallongo, dei Comandanti provinciali della Guardia di Finanza, Giuseppe Licari, e dei Carabinieri di Enna, Sebastiano Runza.

A moderare l’incontro il massmediologo Klaus Davi, giornalista di Rai Uno, da anni al fianco di Massimo Giletti ne L’Arena, impegnato in prima persona contro la ‘ndrangheta.

Un lavoro quello di Gratteri e Nicaso svolto interamente su Skype, l’uno in Calabria, l’altro in Canada, a scambiarsi idee e bozze, così come per i libri precedenti.

“Per scrivere il primo “Fratelli di sangue” ci abbiamo messo tre anni, tutto su Skype. Alla fine però nessuno voleva pubblicarlo. Poi abbiamo trovato una casa editrice locale, e abbiamo venduto più di 50 mila copie. È solo a quel punto che le grandi case editrici ci hanno contattato, tra le quali la Mondadori che ne ha acquistato i diritti, e ci ha chiesto di scrivere altro.”

Racconta così i suoi esordi da scrittore Nicola Gratteri, oggi giunto con “Padrini e Padroni” all’ottava pubblicazione, ognuna delle quali scritta con Antonio Nicaso.

“Per quest’ultimo lavoro – spiega – con il prof. Nicaso siamo andati in giro in Sud America, e nell’ultimo capitolo del libro abbiamo scritto un’utopia: come sconfiggere il narcotraffico.

Posto che la cocaina si produce solo il Colombia, Bolivia e Perù, per risolvere il problema alla radice ci vorrebbe un’Organizzazione delle Nazioni Unite diversa, dove i baschi blu, scendano dal 30° piano di New York sulla terra rossa della foresta Amazzonica, parlino e trattino direttamente con i cocaleros, per sostenere il costo del mancato guadagno della coltivazione di granturco, per esempio, da sostituire a quella delle piante di coca. Credetemi il costo sarebbe nulla.”

Un problema che Gratteri definisce sovranazionale, perché incide sulla salute degli abitanti del mondo occidentale; sull’economia, drogando con soldi sporchi l’economia legale e il libero mercato; sulla politica mondiale. Un’utopia affascinate, ma pur sempre un’utopia.

Il Procuratore di Catanzaro si è poi soffermato, incalzato da Klaus Davi, sulla questione “giovani”, parlando loro di istruzione, sollecitandoli a leggere e a studiare, suggerendo di privilegiare gli studi di agraria e turismo per valorizzare il nostro territorio.

Una parte dell’intervento è stata anche dedicata alla legalizzazione delle droghe leggere, tema verso il quale Gratteri si è dichiarato contrario, ritenendo la definizione di “droghe leggere” impropria sul piano scientifico, trattandosi ormai di sostanze modificate geneticamente che non hanno nulla a che vedere con “la marijuana dei figli dei fiori.”.

La presenza del dott. Gratteri è stata un evento eccezionale e di respiro internazionale, e sia il procuratore dott. Palmeri, che il prof. avv. Corrado Labisi, hanno voluto così esprimere il proprio entusiasmo.

“Avere oggi qui il dott. Gratteri, il magistrato più scortato d’Europa – spiega il prof. avv. Corrado Labisi, tra gli altri incarichi anche presidente onorario del Comitato “Livatino Saetta Costa” – è per noi un grande onore. Paolo Borsellino diceva che bisogna parlare della mafia. E noi, grazie al prof. Attilio Cavallaro che con determinazione e perseveranza porta avanti da ventidue anni la missione del Comitato, ci impegniamo a farlo. La denuncia dei poteri forti conniventi con la mafia fatta dal dott. Gratteri è la stessa che facciamo noi, e solo così, lavorando insieme, nella stessa direzione, si potrà costruire un mondo migliore, fatto di buona cultura e buona economia.

La mafia si cela anche dietro i colletti bianchi e la maschera dell’antimafia, ed è per questo che il Comitato “Livatino Saetta Costa” ha avanzato al Capo dello Stato la proposta di non concedere più finanziamenti pubblici alle associazioni antimafia, così che non si possa più parlare di un’antimafia di professione.”

A ringraziare il dott. Gratteri anche il procuratore Palmeri, che si è pure rivolto ai giovani e a difesa dei presidi di legalità: “Studiate – ha detto ai ragazzi presenti – non accettate passivamente, approfondite, non fidatevi della verità formale. Quando si parla di legalità si parla di lotta alla mafia ma anche di presidi di legalità, che vanno tutelati. Ci sono da tempo disegni di ridimensionamento dei presidi di legalità, a tutti i livelli, comprese le nostre istituzioni di legalità. Noi come Procura stiamo rischiando la riduzione e lavoriamo sotto organico.”

Con la consegna al dott. Nicola Gratteri della pergamena del Premio Internazionale Livatino Saetta Costa da parte del prof. Attilio Cavallaro e del prof. avv. Corrado Labisi, si è concluso tra gli applausi l’incontro.

 


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