Da dove arrivano le comuni penne da scrivere che utilizziamo ogni giorno a scuola, al lavoro, in casa? Perché la vendita delle penne biro è così diffusa? Poche persone si saranno poste tali domande, ma non c’è nulla di male in questo: in un’epoca caotica e con così poco tempo a disposizione come la nostra, è difficile per ognuno di noi fermarsi a riflettere e domandarsi dove siano nati o chi abbia inventato la maggior parte degli oggetti che tutti noi siamo soliti usare quotidianamente. Ad esempio, molti avranno una vaga idea del periodo in cui è nata la penna a sfera, ma a parte ciò, chi si è mai chiesto per quale motivo è stata inventata e soprattutto da chi? Oggi mi occuperò proprio di questo: della loro storia e del loro funzionamento.

Attualmente le penne bic sono tra le più vendute al mondo, eppure fino a meno di un secolo fa non esistevano ancora. L’idea innovativa venne ad un giornalista ungherese, Lazlo Josef Birò, nell’ottobre del 1945, mentre stava guardando dei ragazzini giocare a biglie lungo una strada. Osservando la traiettoria seguita dalle biglie dopo essere uscite dalle pozzanghere verso le quali erano appena state lanciate, gli sembrò quasi che scrivessero, lasciando dietro di sé una perfetta e nitida scia liquida. Si diceva inoltre che l’inventore della nota penna a sfera avesse una particolare fobia: non sopportava sporcarsi le mani con l’inchiostro. Forse fu proprio questo che lo spinse a creare un nuovo oggetto per scrivere, molto diverso dalle penne stilografiche che generalmente erano in uso in quel periodo. Nel 1938 Lazlo, insieme al fratello Gyorgy, chimico di professione, chiese il brevetto, ma poco dopo lo scoppio della seconda guerra mondiale, a causa delle sue origini ebraiche, fu costretto a scappare e a rifugiarsi in diversi paesi, fino a quando decise di cedere i diritti della propria invenzione al barone Marchel Bich, un industriale italiano naturalizzato francese. La vendita delle penne biro ebbe così inizio il 29 ottobre 1945 in un grande magazzino di New York, dove venivano vendute al prezzo di 12,50 dollari ciascuna. In Europa occidentale e in Italia la comune penna a sfera iniziò a diffondersi verso la fine degli anni Quaranta e fu quasi subito un boom di vendite, dovuto al prezzo accessibile a chiunque, proprio per il basso costo dei materiali utilizzati: già negli anni Cinquanta, infatti, la biro era costituita da materiali di scarso pregio ed inoltre la fabbricazione su scala industriale permise un ulteriore e drastico abbassamento del prezzo di vendita. Da allora fino ad oggi non ha subito considerevoli modificazioni e già all’epoca era molto simile a quella moderna.

Leggera, pratica da utilizzare, all’estremità della biro è presente una punta, solitamente in ottone, alpacca, plastica o acciaio inossidabile, con in cima una piccola sfera libera di muoversi; il passaggio dell’inchiostro dalla penna al foglio su cui si sta scrivendo avviene attraverso la rotazione della sfera stessa, che preleva l’inchiostro al suo interno e, muovendosi, lo trasferisce sulla carta. L’inchiostro è contenuto in un tubicino sottile che si estende per tutta la lunghezza della penna e ha la capacità di asciugarsi subito, per questo motivo le sbavature su carta sono assai meno frequenti rispetto al passato. Una volta esaurito, però, non è più possibile ricaricarlo e bisogna quindi comprare una penna nuova.

Nel corso del tempo la penna a sfera si è diversificata nella forma e nel design ed è stata ampliata anche la gamma di colori (oggi ne esistono di ogni tipo, non solo le tradizionali penne con inchiostro blu, nero e rosso), ma nonostante questo, il meccanismo di funzionamento è rimasto invariato dalla metà del Novecento fino ad oggi e la vendita delle penne biro continua a non subire alcun tipo di crisi.


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