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Caffè: amore a primo chicco

Lo beviamo ogni giorno, anche più volte al giorno… Ma sappiamo davvero tutto di questa bevanda dal gusto un po’ amaro e dall’aroma intenso e invitante?

La parola caffè ha due ipotesi di derivazione:

– dall’arabo “qahwa” che oggi vuol dire “caffè” ma che in origine significava “bevanda dagli effetti eccitanti”, da cui deriva il turco “kahve” e l’italiano “caffè”,
– da “Kaffa”, una piccola regione dell’Etiopia del sud-ovest dove la pianta cresceva spontaneamente.

Dal Medioriente questa pianta si diffuse via via prima in Europa e poi nel resto del mondo. Oggi i maggiori produttori sono il Brasile, il Vietnam, la Colombia e l’Indonesia.
Il caffè viene preparato con i semi della pianta di Coffea appartenente alla famiglia delle Rubiacee. I suoi fiori sono bianchi e i frutti hanno l’aspetto di piccole bacche rotonde e verdi che, maturando, diventano rosse, da cui vengono raccolti i semi che vengono poi tostati (o torrefatti) acquistando il tipico colore scuro e in alcuni casi macinati.

Hanno in origine molte sostanze – fra cui proteine, carboidrati, vitamine B e C, minerali (fosforo, potassio, magnesio, ferro, rame, zinco, calcio), grassi e acidi – che vengono perse quasi del tutto dopo la tostatura.

Le varietà di caffè più utilizzate sono: la Coffea Arabica, la Coffea Robusta (o Canephora), la Coffea Liberica e la Coffea Excelsa.
– Arabica: è la varietà più usata e ha origine nel Kenya settentrionale, nell’Etiopia e nel Sudan. I suoi chicchi sono di colore verde, hanno un profumo molto aromatico, una forma piatta e allungata, e un gusto gradevole. Questa pianta di solito cresce al di sopra dei 600 metri di altezza ad una temperatura media ideale di 20°C. I tipi più diffusi sono Moka, Bourbon, Tipica e Maragogype.
– Robusta: è una varietà di origini congolesi ed è molto coltivata perché la fioritura dura tutto l’anno, quindi la produzione risulta abbondante e più economica. I semi sono piccoli, contengono più caffeina di quelli dell’Arabica e sono più profumati. Cresce sia in pianura che in zone più difficili. E’ diffusa in Indonesia, India, Guinea, Uganda e Africa occidentale. Dall’incrocio tra Arabica e Robusta deriva l’ “Arabusta”
– Liberica: originaria della Liberia, è una pianta robusta con semi più grandi e più resistenti ai parassiti. Ha bisogno di una temperatura elevata e acqua abbondante e il suo aroma è profumato.
– Excelsa: il gusto di questa varietà è simile a quello dell’Arabica, ma la pianta è più resistente ai parassiti e alla siccità.

Esistono inoltre molte altre varietà, meno adattabili e quindi meno utilizzate, tra cui troviamo le Coffee: Mauritiana, Racemosa, Stenophylla e Congencis.
Un tipo particolare di caffè che si sta diffondendo sempre più è il caffè verde, i cui chicchi non vengono torrefatti, ma lasciati crudi ed essiccati, e le cui proprietà benefiche sono sempre più riconosciute.

Ma vediamo adesso le caratteristiche principali del caffè tradizionale:
– contiene la caffeina, un alcaloide naturale che nelle giuste dosi stimola la concentrazione, la memoria e il buon umore
– ritarda la sensazione di fatica
– stimola l’attività cardiaca
– facilita la digestione perché stimola la secrezione gastrica e riduce l’appetito
– ha un effetto lipolitico, favorisce cioè il dimagrimento perché aumenta le calorie bruciate per via della termogenesi
– è antiossidante, grazie agli acidi clorogenici che contiene
– sembra che nel lungo termine abbia un effetto antitumorale
– è antidepressivo
– combatte i radicali liberi
– regola gli zuccheri nel sangue
– ha effetti diuretici

Naturalmente tutti questi benefici si presentano con un’assunzione moderata ed equilibrata di questo alimento! Eccedere nelle dosi, come per tutte le cose, provoca effetti negativi mettendo a rischio la salute dell’organismo.
Oggi nelle varie parti del mondo il caffè viene consumato in tantissimi modi diversi: espresso, lungo, corto, decaffeinato, macchiato, corretto, americano, napoletano, shakerato, alla nocciola, al ginseng, d’orzo, greco, marocchino, turco, Irish, ecc. Ognuno di questi ha delle caratteristiche particolari che rendono la bevanda versatile e gustosa, tutti assolutamente da provare!


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Zenzero: la spezia dalle 1000 e una proprietà

Lo zenzero è una spezia appartenente alla famiglia delle Zingiberaceae molto utilizzata in Cina, in India e in Arabia, ma sempre più diffusa in Occidente.
La parola “zenzero” deriva dall’arabo “zind-schabil” che vuol dire “radice”, mentre il suo nome scientifico è Zingiber officinale.
La parte medicinale dello zenzero si chiama “rizoma”, ha un sapore leggermente piccante, un aroma intenso e un colore tendente al beige. Era già conosciuto ai tempi dell’Antica Roma dove veniva normalmente usato dai Romani e oggi se ne conoscono 3 varietà diverse: bianca, gialla e rossa.

Si può trovare sotto differenti forme: crudo, essiccato, in polvere, grattugiato, in compresse, tritato, come infuso, come frullato, come succo.

E’ un alimento ricchissimo di sostanze benefiche: vitamine B – C – K e J, sali minerali, oli essenziali, amminoacidi, antiossidanti, e contiene zingerone, gingerina, resine e mucillagini.

Le proprietà dello zenzero sono tantissime:
– fa bene all’apparato digerente: mangiarlo dopo i pasti stimola gli enzimi per la digestione, previene e riduce i gas intestinali, riequilibra la flora batterica, aiuta in caso di diarrea o  stitichezza, è utile in caso di formazioni di ulcere e di gastriti provocate da helicobacter
– è antibatterico, antidolorifico, antinfiammatorio: è efficace contro raffreddore, mal di gola, influenza, stati febbrili e sinusite, calma la tosse, elimina il muco e aiuta il nostro sistema immunitario
– è molto consigliato in caso di artrite
– ha effetto antiemetico: agisce contro nausea e vomito sia da cinetosi che nei primi mesi di gravidanza
– è antiossidante: combatte i radicali liberi responsabili dell’invecchiamento cellulare
– è analgesico: allevia il mal di testa e il mal di denti
– ha capacità antispasmodiche in caso di dolori muscolari e mal di stomaco
– migliora il flusso sanguigno e riduce i livelli di stress e depressione
– dona energie in caso di affaticamento
– è considerato un alimento afrodisiaco
– stimola la sudorazione permettendo così un abbassamento della temperatura corporea
– era usato in antichità perché aiuta anche a rinfrescare l’alito.

Nonostante tutte queste qualità, è necessario non abusarne per non rischiare di ottenere effetti collaterali o indesiderati: si consiglia infatti una dose dai 10 ai 20 grammi al giorno e in alcuni casi è bene consultare il proprio medico. In generale comunque lo zenzero è un prodotto del tutto naturale e sicuro.
Per la conservazione si suggerisce di mettere la radice fresca in un sacchetto di carta per uso alimentare in frigorifero, e quello in polvere o secco in un luogo buio e asciutto.

Le ricette da preparare con lo zenzero sono tantissime e buonissime, non rimane che sperimentarle per unire, come sempre, salute e gusto!


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Germogli: nei semi piccoli c’è l’energia buona

I germogli ad uso alimentare si differenziano per dimensione e colore, a seconda del tipo di seme, e devono essere fatti germinare prima di poter essere consumati. Sono facili da coltivare in casa, hanno un gran quantitativo energetico e sono ricchissimi di sostanze nutritive, quali zuccheri, amminoacidi, sali minerali ed enzimi.

Storicamente si trovano notizie sui germogli sin dai tempi degli antichi Egizi, in India e negli scritti di Medicina Tradizionale Cinese dove vengono descritti come fondamentali nella dieta alimentare in quanto aventi proprietà antinfiammatorie ed essendo ricchi di vitamine e proteine vegetali. Anche gli Antichi Romani li portavano con sè in sacchetti di stoffa legati intorno alla vita per soddisfare il loro bisogno energetico. E sembra che nel XVIII secolo i marinai li consumassero durante le lunghe traversate per prevenire lo scorbuto, malattia provocata dalla mancanza di vitamina C.

Per far sì che un seme germogli è necessario che ci siano delle condizioni di umidità, luce e calore adatte. Il processo di attivazione e di produzione del germoglio è chiamato “germinazione” e per ottenerlo si può usare un apposito macchinario semplice da utilizzare: il germogliatore.

Questo, infatti, è formato da alcuni ripiani forati sui quali scorre l’acqua, e grazie a questa conformazione si previene la formazione di muffa.

Ma come avviene questo processo?
Il seme, se conservato bene, può rimanere vivo ma inattivo per molto tempo, fin quando non si verificano le condizioni ambientali ideali affinchè nasca il germoglio. Quando l’acqua viene assorbita dal seme, questo inizia a gonfiarsi e a crescere di volume. A questo punto hanno inizio varie reazioni chimiche che, complice una temperatura che generalmente va dai 20° ai 28°C, determinano la nascita del germoglio. Contemporaneamente, fondamentale è anche il ruolo dell’ossigeno in quanto il seme ha necessità di respirare per poter crescere, e quello della luce che attiva la fotosintesi. Se il seme germogliato non viene piantato, il suo sviluppo si blocca in fase di germoglio, momento in cui contiene il massimo dell’energia che si traduce in massimo apporto nutritivo.

Le proprietà benefiche dei germogli sono tante.

Vediamone alcune:
– sono rivitalizzanti: grazie al loro quantitativo di vitamine, sali minerali e proteine sono consigliati in caso di sensazione di debolezza e stanchezza,
– rafforzano le difese immunitarie, rigenerano e ossigenano le cellule del sangue,
– sono depurativi: aiutano la digestione attraversi gli enzimi, fanno bene a fegato, reni e polmoni, depurano l’organismo,
– sono antinfiammatori
– aiutano a regolare la pressione sanguigna

Esistono circa 40 tipi diversi di semi per germogli, tra cui: soia, lino, rucola, lenticchia, girasole, fieno greco, erba medica, fagiolo mungo, chia, ravanello, trifoglio, cavolo broccolo, ecc.
La maggior parte dei germogli può essere consumata cruda, altri invece vanno prima sbollentati.

Il numero di coloro che li hanno introdotti nella propria dieta alimentare per beneficiare delle loro virtù continua a crescere. Provali anche tu!


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6 problemi comuni connessi alla perdita di peso

Esistono almeno 6 problemi comuni che affrontano tutte le persone che fanno una dieta nel tentativo di perdere peso.  Quando lo leggerai, senza dubbio ne riconoscerai diversi di questi problemi poiché ti saranno già capitati:

1. Sensazione di fame

Combattere le voglie di cibo può essere l’ostacolo più difficile durante una dieta.
L’errore che molte persone soggette a dieta fanno è che, nel tentativo di ridurre l’apporto calorico quotidiano, saltano dei pasti. Quando si cerca di perdere peso, è assolutamente fondamentale non saltare la colazione poiché quest’ultima aiuta a riavviare il metabolismo. Privandoti dei pasti principali avrai una sensazione di fame e quindi, quando mangi, consumerai porzioni più grandi e quindi più calorie rispetto a quello che avresti ingerito se non avessi saltato un pasto.

2. Voglia di determinati cibi

Generalmente desideriamo cibi dolci in caso di noia, stress e fame. Se hai un debole per i dolci e desideri tutto ciò che non puoi mangiare, ad esempio cioccolato, patatine e dolciumi, questo potrebbe essere un problema difficile da risolvere.

La quantità di calorie presenti in questi alimenti richiederebbe molte ore di attività fisica quotidiana, pertanto è estremamente irrealistico pensare di consumare una grande quantità di calorie ogni giorno e bruciarle tutte.

3. Mangiare fuori con amici e parenti

Quando si va a mangiare al ristorante con amici e parenti, è un momento di socializzazione  davvero importante, in cui ci concediamo qualche lusso, difficilmente decidiamo di andare fuori per mangiare qualcosa di sano. Potresti magiare fuori molto spesso perché sei sempre in giro oppure perché non ti piace cucinare, questo significa che seguire una dieta diventa molto più difficile.

4. Mancanza di energia

Durante una dieta, spesso affrontiamo periodi di letargo, soprattutto durante il pomeriggio quando forse non abbiamo mangiato abbastanza durante la mattina, questo può farci sentire stanchi e siamo più propensi ad afferrare quella scatola di biscotti per incrementare l’energia piuttosto che optare per uno snack più sano.

5. Difficoltà nel far posto all’attività fisica

Le ore di lavoro diventano sempre più lunghe e se hai una famiglia e altre responsabilità, hai sempre meno tempo per inserire l’attività fisica nel tuo programma di perdita di peso. Soprattutto se hai un lavoro molto stressante e tante ore di lavoro, l’ultima cosa che la maggior parte di noi desidera fare dopo una giornata intensa, è andare in palestra.

6. Blocco nella perdita di peso

Il blocco nella perdita di peso si ha quando dopo aver seguito una dieta a basso o ridotto contenuto calorico per qualche settimana, all’improvviso scopri che, a prescindere da ciò fai, non perdi più peso. Ciò si verifica perché hai ridotto troppo il tuo apporto calorico e il corpo sente di avere letteralmente “una fame da lupi” e quindi rallenta il metabolismo per conservare il grasso oppure stai ingerendo tante calorie quante quelle che consumi e quindi non perdi altro peso.

Ma che cosa si può fare contro questi problemi?!

Esiste una soluzione per questi problemi comuni delle diete. Una pillola per la perdita di peso può aiutarti a interrompere le cattive abitudini, riavviare il tuo metabolismo e aiutarti a raggiungere la perdita di peso desiderata.


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Alghe: salute dall’oceano

Da secoli parte integrante dell’alimentazione orientale, le alghe – organismi vegetali dell’ecosistema marino – hanno cominciato a diffondersi nella cultura occidentale soltanto negli ultimi anni tramite l’introduzione di varie cucine etniche come quella cinese e quella giapponese.

Esistono diverse varietà di alghe, classificate secondo il colore: gialla, rossa, verde, blu e bruna.

Per quanto possa sembrarci strano consumare questo alimento un po’ insolito per noi, i motivi per farlo sono molteplici poiché possiede delle ottime proprietà salutari.
Le sostanze di cui sono composte le alghe variano a seconda della specie a cui appartengono, ma generalmente sono tutte ricche di sali minerali come ferro, magnesio, potassio e calcio, vitamina A e beta-carotene, fibre e iodio. Questi vegetali sono inoltre caratterizzati dalla presenza di Omega 3, proteine, vitamine B, C, D, E e acido alginico, sostanza che favorisce la depurazione del nostro organismo attraverso l’eliminazione di metalli pesanti. Tutte queste sostanze fanno sì che le alghe rappresentino quindi una fonte alternativa nutriente per coloro i quali seguono un’alimentazione vegetariana.

Le alghe dunque:
– hanno proprietà disintossicanti, grazie soprattutto all’acido alginico che contengono,
– possiedono proprietà antinfiammatorie, grazie anche agli acidi grassi,
– rafforzano il sistema immunitario, le ossa, le unghie e i capelli,
– hanno proprietà antiossidanti,
– possiedono proprietà dimagranti, in quanto lo iodio presente stimola la tiroide e aiuta l’accelerazione del metabolismo,
– sembrano inoltre avere proprietà antitumorali, ma studi sull’argomento sono ancora in corso.

Tra i principali tipi di alghe ci sono: Nori, Wakame, Dulse, Spirulina, Agar Agar, Arame, Kombu, Klamath e Hijiki.
In commercio si trovano generalmente essiccate e per consumarle occorre prima reidratarle per circa 20/30 minuti. Dopodichè è possibile cucinarle in diversi modi – crude, cotte, fritte, bollite, al forno -, abbinarle come contorno a molti alimenti e aggiungerle durante la preparazione di zuppe, legumi e verdure.

Un ulteriore nuovo modo di prendersi cura di se stessi in modo naturale e biologico.


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Riso: natura in chicchi

Il riso, il cui nome scientifico è “Oryza sativa”, è un cereale di origine cinese appartenente alla famiglia delle Graminacee. Viene coltivato in molte parti del mondo ed è consumato ovunque, in particolar modo in Oriente. E’ un alimento versatile e può essere utilizzato come primo piatto o per accompagnare i secondi piatti in sostituzione del pane. Si distingue principalmente in chicchi corti e arrotondati e in chicchi lunghi, e ne esistono tantissime varietà: bianco classico, integrale, nero, rosso, arborio, carnaroli, basmati, parboiled, thai, selvaggio, ecc.
Il riso è privo di glutine, quindi adatto a chi soffre di celiachia, ha poco sodio, pochi grassi, e contiene fibre, vitamine D e B, ferro, calcio, potassio e fosforo.
Le sue qualità benefiche sono molteplici:
– è un alimento altamente digeribile perché i suoi nutrienti vengono assorbiti facilmente a livello intestinale grazie alla vitamina B,
– è disintossicante perché aiuta a depurare l’organismo,
– regola ed equilibra la floraintestinale,
– ha un’azione antiossidante perché contrasta i radicali liberi,
– protegge i reni e gli apparati gastrointestinale e cardiocircolatorio.

Vediamo nel dettaglio le varietà più note:
Riso Bianco Classico: uno dei più conosciuti, è ricco di amido, ha qualità astringenti e aiuta in caso di fermentazioni intestinali.
Riso Parboiled: è particolarmente ricco di vitamine B e ferro e aiuta il metabolismo.
Riso Basmati: può costituire un contorno e sostituire il pane, favorisce la digestione, ed è la varietà che contiene meno grassi. Ha un sapore delicato e un aroma molto piacevole.
Riso Nero: ha origine dal seme di una pianta acquatica e contiene circa il doppio delle proteine rispetto a quello bianco. E’ indicato in modo particolare in caso di disturbi come gastrite e colite.
Riso Rosso: il colore di questo specifico tipo di riso si ottiene dalla fermentazione con un lievito che lo arricchisce inoltre di alcune sostanze indicate per contrastare il colesterolo LDL alto e i trigliceridi. In più, aiuta a pulire le arterie e a prevenire malattie cardiovascolari. E’ sempre bene consultare il proprio medico per le dosi da assumere.
Riso Integrale: al contrario di quello bianco, si ottiene non privando il chicco della sua pellicola esterna. Ha un effetto disintossicante, aumenta il senso di sazietà, e grazie alle fibre contenute è ideale per le diete e per chi soffre di stitichezza. E’ ricco di vitamine B1, B2, B9 e PP, rame, ferro, zinco, fosforo e selenio e contribuisce a proteggere l’apparato cardiocircolatorio e gastrointestinale.
A questo punto rimane soltanto l’imbarazzo della scelta!


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Tè verde, un dono dall’Asia

Il tè è la seconda bevanda più bevuta al mondo dopo l’acqua, costituisce difatti un elemento fondamentale dei rituali di molte culture. Di origine asiatica, il tè ha gradualmente conquistato il resto del mondo al punto da diventare un simbolo nazionale della cultura inglese. Esistono numerosissime varietà di questo prodotto, ma quella che più di tutte ha attirato l’attenzione dei consumatori occidentali è sicuramente il tè verde soprattutto per le sue proprietà, il suo gusto unico e la sua versatilità.

Ma quali sono i benefici di questa bevanda dal fascino asiatico?

  1. Antiossidante naturale – l’assunzione di tè verde difatti aiuta a combattere i radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento della pelle.
  1. Alleato della linea e diuretico – il tè verde è un vero e proprio acceleratore del metabolismo. Assumere giornalmente questa bevanda aiuta a bruciare più velocemente i grassi e a trattare la ritenzione idrica.
  1. Antibatterico e antinfiammatorio – da sempre usato dalla medicina orientale per le sue proprietà curative, il tè verde è un potente antinfiammatorio che ha un’azione benefica soprattutto nei casi di disturbi relazionati allo stomaco e all’intestino.

Esistono poi diversi usi di questo straordinario prodotto che non sorprende esclusivamente per le sue proprietà ma anche per la sua adattabilità.

Può essere utilizzato innanzitutto come infuso da consumare più volte al giorno, specialmente durante o dopo i pasti, per concedersi un vero e proprio toccasana. Consumato sia caldo che freddo, se abbinato ad altri elementi naturali quali melograno o frutti rossi riesce a garantire un pieno di energie e un gusto unico.

Inoltre, le bevande a base di tè verde possono essere usate come ingredienti per la preparazione di torte e biscotti per concedersi un momento di sana dolcezza.

Infine le bustine di tè verde se applicate sugli occhi aiutano a ridurre il gonfiore causato da stress e stanchezza.

Il tè verde è quindi molto più di una semplice bevanda. È un alleato essenziale e gustoso per il benessere del proprio corpo.


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Legumi: fonte di proteine vegetali

I legumi sono semi commestibili di origine vegetale racchiusi in baccelli e fanno parte della famiglia delle “Leguminose”. Hanno provenienza diversa e la loro coltivazione risale a tempi antichissimi: basti pensare che dei semi sono stati ritrovati alcune in tombe egiziane e che gli antichi Greci li cuocevano durante i banchetti in onore di alcuni dèi per poi offrirli sugli altari ai defunti prima del loro viaggio di ritorno nel mondo dell’aldilà.

Oggi sappiamo che i legumi hanno eccezionali proprietà nutritive: possiedono un elevato valore energetico, sono ricchi di proteine, aminoacidi essenziali, hanno vitamine B, H e PP, sali minerali come potassio, magnesio, fosforo, calcio e ferro, fibre e carboidrati.

I principali tipi di legumi sono: le lenticchie, i fagioli, i ceci, le cicerchie, le fave, i piselli, i lupini e la soia.

Si trovano disponibili sia secchi che conservati in lattina, e sono elementi complessi e benefici. Si consumano cotti, in quanto crudi non sono digeribili, ed è necessario metterli in ammollo in acqua fredda prima della cottura per reidratare il seme. In associazione ad altri alimenti possono anche sostituire cibi di origine animale come carne, pesce, uova e formaggi: grazie ai carboidrati e alle proteine che contengono forniscono energia e materiale per la struttura cellulare e muscolare. Gli aminoacidi infatti si ottengono attraverso la digestione delle proteine contenute negli alimenti. Essendo di origine vegetale, sono privi di colesterolo e sono fonte di grassi insaturi, ovvero quei grassi benèfici per cuore e arterie.

Alcune persone rinunciano ai legumi perché spesso vengono associati ai problemi di meteorismo e flautolenze, causati prevalentemente dalla fermentazione dagli oligosaccaridi che il nostro organismo non riesce a digerire e che una volta arrivati nel nostro intestino producono gas. Questo inconveniente può essere superato aggiungendo del bicarbonato di sodio all’acqua di ammollo e mettendo una foglia di alloro o salvia durante la cottura, oppure eliminandone la buccia.

Vediamo nel dettaglio questi alimenti:

Lenticchie: aiutano ad abbassare i livelli di colesterolo, sono ricche di amido, potassio, calcio, ferro e fibre. Hanno proprietà antiossidanti grazie alla presenza di isoflavoni.

Fagioli: sono i più ricchi di fibre, contengono lactina che contribuisce alla riduzione del colesterolo, e ne esistono tantissime varietà: borlotti, cannellini, bianchi di Spagna, messicani, rossi, neri, ecc.

Ceci: sono versatili e i più digeribili perché stimolano la produzione di succhi gastrici ed enzimi pancreatici. Sono ricchi di fibre, ferro, potassio, magnesio, fosforo e calcio. La farina di ceci è utilizzata tra l’altro in Sicilia per preparare le panelle, in Liguria per la farinata, in Tunisia per i falafel, in Oriente per l’hummus. Anche di questo legume esistono diverse varietà: rosso, ocra chiaro, scuro, ecc.

Cicerchie: non molto conosciute perché la loro coltivazione, tipica delle zone aride e poco fertili, è stata abbandonata per diverso tempo e solo recentemente ripresa. Contengono carboidrati e proteine e sono povere di grassi. Ne esistono più varietà:”maior corleone”, “monreale”, “giarratana” in Sicilia, e “serra de’ conti” nelle Marche.

Fave: hanno un alto contenuto di fibre, proteine, fosforo e ferro e un basso apporto di grassi. Non possono essere mangiate dalle persone affette da favismo, una malattia genetica ereditaria.

Piselli: sono poco calorici e particolarmente dolci.

Soia: di importazione orientale, ha un più alto apporto calorico e lipidico. Ne esistono 3 varietà diverse: gialla, rossa, verde.

In generale, i legumi sono ottimi per contrastare l’obesità perché hanno un ridotto apporto calorico e un basso indice glicemico; molte fibre; sono contro il diabete, le malattie cardiovascolari e cancro, specie quello all’intestino; e sono ideali per chi soffre di celiachia.

Introdurre questi alimenti nella nostra dieta costituisce sicuramente un passo importante per il benessere del nostro organismo.


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