Da sempre ci viene insegnato a personalizzare i nostri nomi, a conservare le nostre “”opere””. In tutte le scuole elementari, appena impariamo a scrivere il nostro nome, le maestre ce li fanno scrivere su dei portanome da decorare con disegni di fiori, oppure con rappresentazioni grafiche delle nostre passioni. Ci incitano a conservare tutti i nostri disegni, portarli a casa, realizzare un portadisegni perché non si rovinino con il tempo, cosa che normalmente era comunque inutile perché, in qualche modo, si rovinavano comunque. In conseguenza, questo genere di cose è ritenuto infantile. Associamo portanome e portadisegni a qualcosa della scuola elementare, qualcosa che gli adulti non fanno, ma non dovrebbe essere così. I cartellini con i nomi si trovano ovunque, non solo dove ci sono bambini che devono imparare ad interagire con gli altri. Li vediamo negli uffici, nei parlamenti, nelle sale conferenza. Geometri, architetti, professionisti del disegno hanno sempre delle cartelle o dei portadisegni per conservare i propri progetti.
Perché, allora, non personalizzarli anche da adulti? Mi farebbe un’ottima impressione se, entrando nell’ufficio di un architetto, trovassi un potanome con la rappresentazione di uno skyline di sfondo. Trovare un ritratto sul portadisegni di un’artista farebbe un’ottima impressione. Riuscire a personalizzare ciò che conserva il nostro lavoro o le nostre passioni e ciò che ci intruduce agli altri può essere un buon biglietto da visita. Se il portanome di Stan Lee, per esempio, avesse lungo le bordature gli stemmi dei suoi supereroi, sarebbe qualcosa di epico, non di infantile.
Si deve anche tener di conto che non è una cosa semplice come sembra. Portanome e portadisegni più “”professionali”” non sono come disegnare il fiorellino su indicazioni della maestra alla scuola elementare su un foglio piegato in tre parti. Se la nostra professione è il giornalista, un portanome potrebbe essere realizzato come una prima pagina, ma come realizzarlo? La base deve essere resistente, ma proseguire può essere complicato. Si deve rivestire, poi fare lo sfondo appropriato. A china, con una tinta? Quale inchiostro terrebbe meglio sul nostro rivestimento? Lo stesso vale per i portadisegni, che in alcuni lavori possono essere dei porta documenti, invece. Il nostro giornalista potrebbe riportarci un altra impaginazione, coordinandolo al proprio portanome. Un musicista potrebbe riportare degli spartiti musicali anziché delle banali note posizionate a caso.

I portadisegni e i portanome passano spesso inosservati, vengono ritenuti superflui, forse, ma sono accessori ad effetto per un professionista, e per farli si deve impiegare tempo, dedizione e forza di volontà, a meno che non lo si commissioni. Niente di male, infondo, se l’arte nel senso più classico non fa parte dei nostri talenti. Per gli artisti, invece, è un biglietto da visita non indifferente. Il nostro portanome è la prima nostra opera che un potenziale cliente vede riguardo le nostre capacità. La copertina del nostro portadisegni è ciò che vede ancora prima del nostro dossier.
Portanome e portadisegni non sono oggetti da sottvalutare; è vero che sono molto utili agli studenti di ogni classe, ma possono tornare molto utili anche ai professionisti di molti settori e non sono da sottovalutare.


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