Mai come in questo momento è importante il rispetto per l’ambiente, in qualsiasi settore si sta lavorando proprio per questo, per l’eco sostenibilità, anche nel campo della moda, su Unconventional Secrets troviamo una interessantissima intervista alle fondatrici di Orange Fiber.

Orange Fiber è un’azienda italiana che si impegna nelle ricerche e nei metodi di produzione di tessuti green, per una moda eco sostenibile, attualmente, hanno brevettato la produzione di un filato pregiatissimo, come la sera, partendo dagli scarti delle arance che rimangono dopo aver estratto il succo …

– Raccontateci un po’ di Orange Fiber e cosa rappresenta per voi

Orange Fiber nasce dalla voglia di fare qualcosa per la nostra terra, dall’esigenza di trasformare un problema in una risorsa economica e portare l’innovazione e la sostenibilità all’interno del comparto tessile e manifatturiero italiano.

Dal recupero e la trasformazione del pastazzo d’agrumi alla filiera produttiva, Orange Fiber è il nostro impegno per una moda più green ed eticamente corretta; è il nostro sogno, e con determinazione e serietà continueremo a lavorarci per far sì che si trasformi in una realtà capace di fare la differenza e contribuire ad un processo di sviluppo economico, sociale ed ambientale all’insegna della sostenibilità.

– Com’è nata questa idea di utilizzare gli scarti degli agrumi per creare tessuti?

Orange Fiber nasce nel 2011 da un’idea di Adriana Santanocito.
Nel 2011, nel corso dei suoi studi in Fashion Design e materiali innovativi all’AFOL Moda di Milano.
Adriana intercetta il trend dei tessuti sostenibili e decide di approfondire l’argomento nella sua tesi.
Parallelamente, entrando in contatto con i produttori di agrumi, rimane molto colpita dalla sofferenza
del settore – le cui arance faticano ad entrare sul mercato – e ha l’intuizione di poter utilizzare gli agrumi per creare un tessuto innovativo capace di dare nuovo slancio al comparto manifatturiero italiano e generare valore per il proprio territorio.
Dalla teoria, esposta nella sua tesi di laurea, riesce ben presto ad arrivare alla pratica, e dopo aver
provato la fattibilità del processo con il laboratorio di Chimica dei Materiali del Politecnico di Milano, deposita il brevetto italiano, esteso poi in PCT internazionale nel 2014.
È durante lo sviluppo del processo che scopre l’altra grave questione che affligge il settore agrumicolo siciliano: lo smaltimento dei sottoprodotti della spremitura – ovvero di tutto quello che resta dopo la produzione industriale di succo – che vale circa 1 milione di tonnellate l’anno in Italia – e la cui gestione comporta ingenti costi economici per le industrie di trasformazione e impatta l’ambiente.
A quel tempo condividevamo la stessa casa a Milano, città in cui anche io mi ero trasferita per
studiare comunicazione e cooperazione internazionale, immaginando un futuro nell’imprenditoria
sociale. Mi parlò della sua idea e ne rimasi colpita: la sostenibilità ci ha unite e da quel giorno
lavoriamo fianco a fianco ad Orange Fiber, il primo tessuto sostenibile creato a partire
dai sottoprodotti dell’industria agrumicola.

– Perché proprio tessuti ? Quando è nata la passione per la moda?

La moda e il tessile sono sempre stati la passione di Adriana.
In particolare, lo studio dei nuovi materiali sostenibili all’AFOL Moda di Milano, alcuni stage come Fashion Designer negli uffici di consulenza stile per noti brand di moda made in Italy, lo sviluppo di alcuni progetti di moda etica e sostenibile – fra cui una collezione di capi artigianali in tessuti riciclati e il progetto Fashion Rebirth per il lancio di Lancia Y eco-chic – e il primo premio al “Fashion Paper 2010” come miglior designer eco-sostenibile, l’hanno formata sui temi della moda sostenibile e sulla sperimentazione di nuovi materiali, preparando quindi la strada ad Orange Fiber.

– Come riuscite a creare un filato così raffinato dalle bucce d’arance?

Il nostro tessuto viene realizzato a partire dal pastazzo d’agrumi, ossia quel residuo umido che resta al termine della produzione industriale di succo di agrumi.
Grazie al processo da noi brevettato, siamo in grado di sfruttare le potenzialità del pastazzo per l’estrazione della cellulosa d’agrumi atta alla filatura, trasformando così uno scarto in una risorsa per il rilancio economico del comparto manifatturiero italiano.
La prima parte della trasformazione avviene in Sicilia, dove la cellulosa atta alla filatura viene estratta, per essere poi mandata in Spagna, dove un nostro partner la trasforma in filato, e in ultimo questo rientra in Italia, presso una tessitura comasca, dove viene trasformato nel nostro prodotto: un tessuto sostenibile di altissima qualità, paragonabile alla seta.
I prototipi sinora realizzati sono un raso e un twill bianco naturale e un pizzo nero e bianco, e per le produzioni future abbiamo messo a punto una serie di processi che ci consentono di produrre varie tipologie di tessuti, dai più strutturati ai più delicati, in modo da soddisfare tutte le esigenze di creazione dei brand di moda.


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