Dal 7 al 20 Marzo 2015, con la direzione organizzativa del manager produttore Salvo Nugnes, presidente dell’associazione “Spoleto Arte“, sarà predisposta nell’esclusivo spazio della “Milano Art Gallery, in via Alessi 11 a Milano, la tanto attesa mostra collettiva “Impressioni d’artista”. La cerimonia d’apertura avrà data Sabato 7 Marzo alle ore 18.00 con la partecipazione eccezionale della celebre attrice e scrittrice Dalila Di Lazzaro, protagonista di un’interessante conferenza sulla tematica “Il dolore e la speranza”. Tra i partecipanti anche l’artista spoletino Mauro Bordini.

Di lui, il professor Alberto D’Atanasio scrive : “C’è un fare arte che viene catalogato come “primitivismo” col quale la letteratura specifica tratta essenzialmente due filoni, il primo è quello in cui gli artisti fuggono dal progresso del XIX secolo per rifugiarsi in paradisi naturali, vergini isole lontane, in cui il cosmo dei nativi non era stato ancora contaminato dagli echi progressisti della vecchia Europa. È il caso, ad esempio, di Paul Gauguin che trova rifugio nelle isole Marchesi. Il secondo filone è quello in cui gli artisti si misurarono con i reperti che provenivano dalle nuove esplorazioni nei territori d’Africa. Le maschere guerriere e sciamaniche, le statue tribali esili e minimaliste. L’artista che più si evidenzia in questa seconda branca, è certamente Pablo Picasso. Il fare arte di Mauro Bordini è sintesi mirabile di questi due filoni; romantico il primo, analitico e, per certi versi, più riflessivo il secondo. Per questo motivo posso affermare che c’è una sorta di misticismo nella ricerca estetica di Mauro Bordini.[…]Formidabile è infatti la sua capacità di armonizzare linea, colore e forma. Sembra quasi che dipinga con la stessa ricerca dell’architetto e la sapienza dell’ingegnere per cui ogni figura è in perfetta armonia con il fondo e le zone trattate con le cromie. Sia nei monocromi che nei dipinti, in cui il colore è armonizzato al segno nero rimando evidente al cloisonné, notevole è la genialità con cui struttura lo spazio e distribuisce i toni giustapponendo i colori in modo che l’occhio possa simultaneamente leggere armonia di segno e di tonalità. Non serve che ci sia la perfezione geometrica vitruviana ciò che per Bordini conta è dar figura ai sentimenti, alle speranze, alla voglia di libertà, all’urlo come al canto. L’occhio dapprima riconosce le linee e identifica la forma poi si perde nelle sfumature tonali e finalmente l’icona si rivela. Ecco come si spiega il misticismo e il fare arte di Mauro Bordini. La sua pittura è come il canto dei bardi o dei menestrelli di rinascimentale memoria, l’osservatore guarda le figure e nell’immaginazione che esse evocano riscopre l’origine della propria anima”.


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