Venerdì 8 maggio 2015 è stata inaugurata con grande successo, in concomitanza con l’apertura della Biennale, la mostra “Pro Biennale”. L’evento è stato organizzato dal manager della cultura Salvo Nugnes presso la sede veneziana della “Milano Art Gallery”, in Calle dei Cerchieri, 1270, Dorsoduro. Protagonista della serata l’illustre critico d’arte Vittorio Sgarbi che, proprio nella stessa data, festeggiava il suo compleanno. Una scelta molto studiata quella del Nugnes che ha deciso di esporre una varietà di meravigliose opere, tra cui quelle di Michele Mainoli, uno dei massimi artisti italiani del secondo Novecento.

Lo stesso Prof. Sgarbi, in un’intervista in occasione dell’inaugurazione della mostra “Michele Mainoli: il sogno della realtà” del 1998 , disse: «Si tratta di un artista di grande cultura, di grande sensibilità e di grande autonomia: qualunque cosa dipinga, è un uomo autonomo che pensa prima di dipingere, la pittura è una conseguenza del pensiero. Sono dei trattatelli, questi dipinti, in cui c’è un’idea: è quindi pittura filosofica, pittura surrealista, perché sempre – voi conoscete i film di Bunuel e il surrealismo – c’è pur nel sogno un pensiero, che è un pensiero libertario. Sicuramente questo pittore, di cui io conosco marginalmente i commenti dei critici, era anarchico, era senza una linea politica definita, era un individualista, era anticomunista e antifascista, era un libertario, era un laico, e come un laico vero poteva anche permettersi di credere, di credere liberamente e non in maniera ecclesiastica, cioè non credere”.
Anche la Dott.ssa Elena Gollini scrive del suo modo di dipingere, sostenendo che «La mano del pittore, con pazienza e precisione ingegnosa, inserisce idee e concetti nelle forme e li ingloba nella narrazione, come protagonisti della sua coreografia scenica. Seguendo una tecnica procedurale collaudata e perfezionata nel tempo, egli ricrea nel gesto del dipingere e nei materiali pittorici lavorati, l’atto fondante della pittura e del suo farsi significato sotteso e subliminale. […] Niente si potrebbe cogliere di più lontano dal virtuosismo astratto di una pittura così legata e ancorata e una dimensione di visionarietà reale, eppure contestualmente così capace di suscitare proiezioni oniriche e immaginarie e di alimentare e stimolare l’elemento illusorio. Attraverso la vibrazione e la propulsione cromatica densa e intensa, che si espande e distribuisce sulla superficie della tela, viene generato un intrigante potere di illusione ottica e visiva, che si trasmette permeante e avvolgente».


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