Si preannuncia un evento di forte richiamo quello previsto nel ricco calendario del Festival Artistico Letterario “Cultura Milano” con protagonista la carismatica Dalila Di Lazzaro, che terrà un’interessante conferenza a tema su “Il dolore e la speranza”. L’iniziativa, organizzata dal manager produttore Salvo Nugnes, si svolgerà in data Sabato 7 Marzo alle ore 18.00, nello storico contesto della galleria milanese “Milano Art Gallery” in via Alessi 11, e vedrà la partecipazione, in qualità di relatori, del Prof. Alberto D’Atanasio, docente di Storia dell’Arte e di Estetica dei Linguaggi Visivi presso l’Accademia di Belle Arti di Brescia “Santa Giulia” e del Prof. Furio Zucco, uno tra i più esperti specialisti in Terapia del Dolore e Cure Palliative. “Cultura Milano” si propone di rendere la cultura accessibile a tutti con incontri ad ingresso libero, che coinvolgono personalità di spicco del panorama attuale, tra cui Bruno Vespa, Corrado Augias, Umberto Veronesi, Margaret Mazzantini, Vittorio Sgarbi, Giorgio Forattini, Francesco Alberoni, Katia Ricciarelli, Paolo Crepet, Claudio Brachino, Alessandro Sallusti, Silvana Giacobini, l’indimenticabile Margherita Hack e molti altri.

 

La nota attrice e scrittrice, che soffre da parecchi anni di dolore cronico, spiega “Nelle istituzioni italiane manca l’attenzione a questi pazienti. I malati restano quasi sempre abbandonati a se stessi. Nonostante si tratti di una malattia, che spesso riduce all’immobilità non c’è nessuna forma di assistenza domiciliare. I malati devono medicarsi da soli oppure sono costretti a recarsi con mezzi propri dal medico o nei pochi centri specializzati. Chi può contare sul sostegno della famiglia ha già un prezioso aiuto, ma per chi vive da solo è una tragedia”.

 

E proseguendo sottolinea “Si tratta di un male invisibile per gli altri, difficile da diagnosticare e non riconosciuto. Quindi possono passare anni prima, che venga identificato e trovata una cura adeguata. Per affrontare concretamente questo problema ci vorrebbero equipe di medici, che uniscano le proprie competenze. Lo stesso vale per la ricerca: in molti altri settori della medicina sono stati fatti passi da gigante, sul dolore cronico non si è ancora giunti a risultati e cure concrete”.


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