Ha riscosso davvero un ampio consenso la mostra intitolata “D’Io” in omaggio commemorativo al fervido talento artistico di Gino De Dominicis, ideata con l’esperta curatela di Vittorio Sgarbi, che a forte richiesta è stata prorogata fino al 29 giugno 2015, con ottimi riscontri d’affluenza di pubblico. L’importante iniziativa è accolta nel rinomato contesto milanese della “Milano Art Gallery” in via Alessi 11, a due passi dal duomo e dal centro storico. L’organizzatore è il noto manager della cultura Salvo Nugnes, produttore di grandi eventi nonché presidente di “Spoleto Arte”.

 

Sgarbi, nel commentare il suo approccio all’arte del maestro De Dominicis, ha raccontato: “Fin dagli inizi della sua attività ho sempre provato un misto di curiosità e di simpatia per Gino, trasformatasi poi in infinita ammirazione. Raramente un artista contemporaneo ha espresso con le immagini un pensiero così forte. Gino era rigoroso e radicale, ma non rinunciava al paradosso, non assumeva atteggiamenti, prediligeva l’ironia, il divertimento nella vita e il dialogo. Il luogo del pensiero era l’opera, superamento individuale, prima stilema che stile, che esce insieme dalla mente e dalla mano“.

 

Inoltre, nell’elogiarne la valenza creativa, ha dichiarato: “Gino è l’artista più antico e contemporaneo che io abbia mai conosciuto. Nessuno può inserirlo in una corrente, in un gruppo, in una tendenza, secondo le ripetizioni che hanno contraddistinto, dai futuristi all’arte povera, l’intero Novecento. Gino fu ed è beffardo e indipendente, superbo e individualista. Attraversò, infilò con la sua lancia d’oro, avanguardisti, poveristi e transavanguardisti. Li mortificò con la sua calamita cosmica. Nella pittura, in cui tanto credeva, ha raggiunto risultati quasi inimmaginabili, portando al suo interno, senza bisogno di esterne impalcature concettuali, l’altezza e la densità del suo pensiero, lo spessore mentale. Ha raggiunto la massima complessità e la massima armonia, con l’uso quasi paradossale di semplici, tradizionali ed essenziali mezzi: la tavola, la tempera, la matita“.


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