Con la ricorrenza dell’apertura della Biennale, venerdì 8 maggio 2015 è stata inaugurata a Venezia con grande successo, l’attesissima mostra “Pro biennale”, allestita presso la sede della “Milano Art Gallery” di Calle dei Cerchieri 1270, vicino Campo San Barnaba. L’evento è stato organizzato dal manager della cultura Salvo Nugnes. Alla serata inaugurale ha fatto da protagonista il rinomato critico Vittorio Sgarbi che, in medesima data, ha potuto festeggiare il suo compleanno.
Alla prestigiosa mostra, aperta al pubblico fino al 4 Giugno, sono esposte anche le creazioni di Bruno Donadel. Molti scrivono di lui come di un uomo libero e non rintracciabile entro correnti d’arte convenzionali; così, nel saggio “La Libertà nell’Arte di Bruno Donadel” affermano Piero Bongi ed Enrica Angella: «Donadel é una persona che nel tempo non si è lasciata contaminare dalla civiltà tecnotronica, il suo studio, la sua casa da moltissimi anni sono rimasti tali, così anche chi lo rivede dopo tanto tempo ritrova la stessa atmosfera che cattura l’anima e il cuore e impone di tornare ancora, ancora e ancora. […] Si è cercato più volte di definirlo, di inquadrarlo entro schemi convenzionali senza offrire però un’idea esaustiva del suo modo di essere artista e di interpretare la realtà, la sua realtà, soprattutto quella interiore, quella che gli appartiene più intimamente. È una forza della natura e come tale non si può incasellare con quelle definizioni tradizionali per lui troppo rigide perché rischierebbero di stargli sempre e comunque troppo strette».
Per quanto riguarda i soggetti e lo stile dell’artista, la Dott.ssa Elena Gollini lo definisce come «un pittore dall’anima poetica: lo ispirano la natura, i paesaggi, gli scorci urbani, le ambientazioni e i contesti più evocativi, che lo hanno colpito ed emozionato. Donadel possiede la capacità di riuscire a rendere poetico, tramite la sua pittura, ogni più semplice soggetto e ogni immagine riprodotta. Egli dipinge in modo corale, nel senso che nelle opere il colore sembra “cantare” sulle tele, distribuito con aulica stesura e lirica partitura, come una delicata e aggraziata poesia di un pentagramma musicale declamata in versi, che si espande con raffinato e garbato virtuosismo».


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