La mastoplastica additiva è un o degli interventi chirurgici maggiormente richiesti al giorno d’oggi, seguito dal lipofilling e dalla blefaroplastica. I motivi di un tale ricorso a queste tecniche di chirurgia estetica variano di caso in caso, ma solitamente derivano da fattori estetici, fisici e psicologici.
Ricorrere alla mastoplastica additiva non significa solamente aumentare il volume del proprio seno, ma implica anche dei seri cambiamenti relativi all’aspetto fisico che la psiche potrebbe faticare ad accettare. Da uno studio condotto da un centro americano di epidemiologia, è emerso che le donne che si sono sottoposte ad un intervento di mastoplastica additiva sarebbero più inclini al suicidio. Questi scenari estremi si verificano solamente quando si trascura la componente psicologica legata all’intervento, o quando ci si trova in uno stato emotivo già fragile, ad esempio nelle donne affette da depressione, o da una particolare fragilità emotiva.
Ecco perché è fondamentale affrontare l’operazione con la collaborazione di uno psicologo, mentre è preferibile evitare la mastoplastica additiva qualora lo si facesse per realizzare un desiderio altrui, come quello del proprio ragazzo ad esempio. In più, il ricorso all’anestesia, necessario per l’intervento, può costituire un pericolo per le donne over 50, rendendo questa operazione altamente sconsigliata.
Al di là dei casi in cui il ricorso alla mastoplastica additiva è vivamente sconsigliato, esistono delle circostanze in cui questo tipo di intervento è invece altamente raccomandato.
La mastoplastica additiva comporta l’aumento della circonferenza e del volume del seno, accrescendone di conseguenza anche la taglia. A seconda dei casi, l’intervento può essere effettuato in anestesia totale o locale, e consiste nell’inserimento di una protesi mammaria posta sotto il muscolo pettorale.
La mastoplastica additiva è consigliata quando si ha l’esigenza di correggere un inestetismo o un cedimento fisico dovuti ad una gravidanza, ad un dimagrimento improvviso; in questi casi, si ricorre alla chirurgia estetica per tentare di riequilibrare seni di diverso volume, migliorandone l’aspetto, oppure per riempire un seno che appare svuotato dopo un periodo di allattamento.
Si consiglia di ricorrere alla mastoplastica additiva anche per motivi di ricostruzione del seno, specialmente in seguito all’asportazione delle mammelle dovuta alla presenza di un tumore. In questo caso, occorre essersi ripresi sia fisicamente sia psicologicamente, prima di affrontare un altro intervento.
In ogni caso, a prescindere dalle motivazioni personali, occorre rivolgersi ad un chirurgo specialista che sia in grado di rispondere a tutti i vostri dubbi e quesiti. A tale riguardo, vi consigliamo di visitare il sito di uno specialista in chirurgia estetica del seno, che offre degli interessanti approfondimenti circa l’operazione in questione, utili alle potenziali pazienti per documentarsi come si deve. A tale proposito, diffidate dei chirurghi particolarmente frettolosi, giacché di norma si lasciano alla paziente almeno due settimane di tempo per le dovute riflessioni. Diffidate anche delle pubblicità sui giornali, mentre un buon modo per individuare un valido chirurgo plastico è quello del passaparola, in quanto si basa sull’esperienza diretta di altre donne.
Dopo il primo colloquio conoscitivo con il chirurgo, la paziente avrà a disposizione un lasso di tempo significativo per fare le proprie considerazioni senza fretta, con la possibilità di consultare anche altri specialisti per avere più pareri.
In via generale, le domande che più frequentemente vengono rivolte ai chirurghi in materia di mastoplastica additiva riguardano: lo svolgimento dell’operazione, il tipo di anestesia adoperata, i tempi di degenza e di convalescenza, i rischi post-operatori ed il costo complessivo.


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