La musicoterapia è una modalità di approccio alla persona che utilizza la musica o il suono come strumento di comunicazione non-verbale, per intervenire a livello educativo, riabilitativo o terapeutico, in una varietà di condizioni patologiche e parafisiologiche. Per parlarci di questo argomento, abbiamo intervistato il noto cantautore Luca Maris, artista poliedrico che collabora assiduamente con nomi del calibro di Tony Esposito e altri esponenti di spicco dell’ambito musicale nazionale e internazionale.

 

D: È ormai consolidato il ruolo terapeutico della musica e il concetto di musicoterapia è ampiamente diffuso e oggetto di seminari e convegni; un suo commento di riflessione da esponente del mondo canoro e musicale.

R: Il ruolo terapeutico della musica (musicoterapia) si è diffuso ampiamente negli ultimi anni, perché è stata dimostrata l’efficacia su diverse patologie dove tramite la musica si è potuto intervenire migliorando e favorendo all’individuo trattato dalla musicoterapia, la comunicazione, la relazione, l’apprendimento, la motricità, l’espressione e altri obiettivi terapeutici per soddisfare le necessità fisiche, mentali, sociali e cognitive delle persone e della loro qualità di vita.

 

D: Ci sono tanti episodi salienti, che coinvolgono la funzione terapeutica della musica, tra questi quello di un ragazzo rimasto in coma per lungo tempo, che si è risvegliato ascoltando la musica del suo grande mito Vasco Rossi e molti altri casi analoghi, che riscuotono parecchio interesse nell’opinione pubblica; qual è la sua esperienza personale in riferimento all’uso benefico e terapeutico della musica?

R: Posso parlare della mia personale esperienza inerente al coma, essendo stato all’età di 3 anni per 6 mesi tra la vita e la morte, e mi ricordo ancora quando mia madre metteva la musica di sottofondo per provare a farmi risvegliare, che poi era la stessa musica che mi faceva ascoltare a casa. La musica in quell’occasione non è stata la causa del mio risveglio dal coma, ma la ricordo perché comunque riuscivo a sentirla e mi dava un senso di benessere, quindi in quella situazione in cui ero mi ha aiutato.

 

D: Le sue canzoni d’autore possono essere utilizzate nell’ambito della musicoterapia? Le è mai capitato di sapere che sono state usate in tale ambito applicativo?

R: Per ora le mie canzoni non sono ancora state utilizzate a scopo terapeutico, ma dagli esperti del settore, tra cui lo stesso Tony Esposito, che si occupa da anni in prima persona anche come musicoterapeuta, ritengono che ascoltando la mia musica questa abbia un effetto benefico e che aiuti alla pace interiore.

 

D: Ha mai partecipato a degli eventi dedicati alla musicoterapia? Conosce delle associazioni, che si occupano di musicoterapia?

R: Non ho partecipato direttamente a eventi dedicati alla musicoterapia, ma sono a continuo contatto col settore, pur non collaborando direttamente con nessuna associazione al riguardo. La materia è di mio interesse e quando ne ho l’occasione non esito a mettere la mia musica a disposizione degli altri e dei bisognosi, come per progetti benefici per aiutare i malati. Ad esempio il progetto “Fuori e dentro noi” realizzato a favore dell’Associazione “Un cuore per tutti… tutti per un cuore ONLUS” a favore dei bambini cardiopatici nel mondo che necessitano di essere curati, durante il quale ho messo a disposizione un mio brano e tutti i ricavati verranno devoluti all’associazione.

 

D: Come si pone dinanzi alla musica classica e alla musica lirica? Due generi che si differenziano rispetto al suo percorso, ma che però assumono significativa rilevanza e valenza nel linguaggio universale della musica; ritiene possano avere utile efficacia terapeutica?

R: È un genere diverso dal mio, anche se a livello autorale ho alcune canzoni nel cassetto, da me ideate per metterle eventualmente a disposizione di qualche eventuale artista lirico nel caso mi fosse richiesto. La musica lirica è utilizzata come terapia e consigliata, infatti il paziente esprime i suoi stati d’animo e di benessere all’ascolto di questo tipo di musica.

 

D: Come concepisce la musica rap, molto in voga tra le generazioni di fan più giovani? Le piacerebbe duettare con un rapper in una futura performance canora? Anche la musica rap può diventare un strumento di terapia?

R: La musica rap ha catturato un po’ del mio interesse, in quanto permette l’utilizzo di un linguaggio più ampio e diretto e si possono toccare anche più facilmente tematiche sociali. Ho già scritto un brano molto interessante per un rapper italiano molto conosciuto, di cui sono legato da un sentimento d’amicizia e di stima reciproca musicale, con cui duetterò insieme in un brano scritto e composto da me. Questa idea gli è piaciuta molto e prossimamente la canzone verrà presentata al grande pubblico. Anche la musica rap può diventare uno strumento di terapia, dipende però dal brano utilizzato… non tutti i brani rap si prestano a queste terapie.


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