a cura dell’Ufficio Stampa Federazione IPASVI

Dalla III Conferenza Nazionale di Bologna le indicazioni per il futuro della libera professione. Silvestro (Presidente FNC IPASVI): “Bisogna ragionare in termini di rete e tutti, medici compresi, dobbiamo confrontarci”. Schiavon (Presidente ENPAPI): “Gli infermieri sono sempre tra le figure più apprezzate dai cittadini”.

L’esercizio libero professionale degli infermieri ha diverse strade possibili da percorrere oltre la richiesta diretta del cittadino. Tra queste l’integrazione nella farmacia dei servizi sul territorio; la realizzazione di pacchetti di assistenza infermieristica per la sanità integrativa; la possibilità di aprire le porte sul territorio (Regioni e Bilanci permettendo) ad un “infermiere convenzionato” in analogia con il medico di medicina generale.

La libera professione degli infermieri – di cui si è trattato alla III Conferenza Nazionale di Bologna, organizzata dalla Federazione Nazionale IPASVI e dall’ENPAPI, l’Ente Nazionale di Previdenza ed Assistenza della categoria – riguarda oggi circa 3 milioni di prestazioni secondo il Censis che valuta in oltre 850 milioni l’anno la spesa privata per prestazioni infermieristiche, eseguite dai circa 40mila professionisti iscritti all’ENPAPI.

Mario Schiavon Bologna

Il fil rouge tra queste ed altre possibilità dovrà essere l’accreditamento e la certificazione dei professionisti che i Collegi metteranno presto in campo per dare certezze ai cittadini e ai servizi, stringendo sempre più spazi alle prestazioni “improvvisate” e rischiose. L’accreditamento è già operativo in altre nazioni come Inghilterra, Canada, Australia, Stati Uniti (dove l’assistenza privata e assicurativa è preponderante) dove vi sono previsioni rigide di percorsi che periodicamente consentano il rinnovo dell’autorizzazione a esercitare la professione (analoghi alla nostra Educazione medica continua) e una verifica tra professionisti (audit) per dare una risposta alla crescente e diffusa domanda di qualità e sicurezza che proviene da ampi settori della società e soprattutto in sanità.

Nel futuro della libera professione un posto di primo piano assumeranno anche nuove forme associative di infermieri che possano garantire non solo le prestazioni professionali richieste anche dai cittadini, ma la continuità dell’assistenza che oggi è una delle chimere della sanità sul territorio.

Sarà una consensus conference a tirare le somme degli orientamenti che gli infermieri, sollecitati dalla Federazione Nazionale IPASVI, esprimeranno sulle tre direttrici discusse ieri, durante la sessione pomeridiana della Giornata sulla Libera Professione Infermieristica.

Farmacia dei servizi

“Si tratta di applicare norme già in vigore – spiega Annalisa Silvestro, Senatrice e Presidente della Federazione Nazionale IPASVI – che prevedono nella farmacia dei servizi spazi dedicati a prestazioni che possono essere anche offerte dalle professioni sanitarie. In questo senso – aggiunge – i liberi professionisti rappresentano una risorsa importante che può essere gestita sia dedicando, appunto, spazi ad hoc all’interno delle farmacie, sia prevedendo, grazie a nuovi sistemi informatici, servizi di contatto diretto con singoli infermieri libero professionisti o con strutture infermieristiche dove i professionisti possono organizzarsi in team di assistenza”.

Sanità integrativa

“Già numerosi gruppi assicurativi hanno chiesto alla Federazione uno specifico supporto per predisporre pacchetti di prestazioni da offrire nelle loro polizze sanitarie, perché sono gli stessi assicurati a chiederli – aggiunge Silvestro . E poiché è possibile che nel futuro l’assistenza integrativa aumenti i suoi spazi, visto che è già definita dal punto di vista normativo, ma ancora non del tutto decollata, i pacchetti di prestazioni infermieristiche assumono rilevanza nell’ottica di una ridefinizione e di un rilancio della libera professione.

“L’infermiere di assistenza primaria”

Una ipotesi proposta per la libera professione è stata anche quella di strutturare le prestazioni secondo convenzioni analoghe a quelle del medico di medicina generale. Tuttavia alla Giornata Nazionale di Bologna è stato sottolineato che si tratta di una strada non facile da percorrere, stante l’attuale situazione di crisi economica: per un servizio efficiente servirebbero sul territorio un numero rilevante di infermieri e il loro costo, a carico delle Regioni come per tutte le altre convenzioni, sarebbe decisamente rilevante.

“Comunque, si tratti di liberi professionisti come di infermieri dipendenti, bisogna ragionare sempre in termini di rete e tutti, medici compresi, dobbiamo reciprocamente confrontarci. In questo quadro – ha concluso Silvestro – va discusso il ruolo dell’infermiere libero professionista, una figura che senza rete e integrazioni non va da nessuna parte. Dobbiamo cioè creare le condizioni per fare sistema mantenendo e rivendicando la specificità dell’assistenza infermieristica, intercettando la rilevante domanda, sempre più crescente, di assistenza”.

La fascia di età prevalente fra i liberi professionisti, ha spiegato il Presidente ENPAPI Mario Schiavon, è quella tra i 41 e i 50 anni. Negli ultimi anni si è assistito a un boom tra gli under 30 ossia tra i neolaureati. “Ora si deve capire – ha detto Schiavon – se la libera professione infermieristica è una libera scelta o una tappa obbligata per i nostri giovani per esercitare in un momento in cui il reclutamento nelle strutture sanitarie è decisamente contenuto.

“Continuiamo ad essere tra le figure più riconosciute e apprezzate dai cittadini – ha concluso Schiavon  – anche l’unico malato di Ebola curato allo Spallanzani di Roma, un medico, ha voluto ringraziare in primo luogo gli infermieri, una volta dimesso, per la vicinanza umana e la competenza professionale riscontrata durante la lunga e delicata degenza in isolamento”.


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