Le piante utilizzate per la realizzare un sistema di fitodepurazione sono generalmente piante acquatiche, tipiche delle zone umide: le elofite e le idrofite.
Il ruolo fondamentale delle piante è quello di dar vita ad un habitat idoneo per la crescita e la proliferazione di quei microrganismi, la cui caratteristica ed utilità sarà quella di facilitare il processo di degradazione della materia organica e, di conseguenza, di facilitare la fluidità dell’acqua (idraulica) dei sistemi a flusso sommerso.
Ovviamente la scelta delle piante per la fitodepurazione va sempre fatta rispettando dei criteri fondamentali quali: il tipo d’impianto che si vuole adottare, la loro efficacia depurativa, la loro ecologia, la fondamentale compatibilità con l’ambiente in cui viene inserita e la loro disponibilità sul terreno.
Nei sistemi a flusso sommerso, sia orizzontale che verticale, viene quasi unicamente utilizzata la Phragmites Australis, la cosiddetta canna palustre. Il motivo di questa scelta quasi unilaterale è dovuta alla sua principale caratteristica di fare da pompa dìossigeno, trasportando, praticamente, l’ossigeno acquisito dall’ambiente, alla profondità del terreno, detto rizosfera, in cui si formano quei famosi microrganismi preposti al ruolo di degradanti delle sostanze organiche. Inoltre la predilezione della cannuccia palustre è dovuta anche alla sua capacità di costruire intorno a sé un vero e proprio microsistema, in grado di eliminare qualsiasi elemento estraneo, come ad esempio, i microrganismi patogeni.


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