Al giorno d’oggi prima di aprire un nuovo conto corrente bancario ci si pone mille domande, si fanno calcoli e strategie ai limiti del surreale e si tenta soprattutto di decifrare le proprie entrate ed uscite mensili dell’intero anno (quest’ultima una scelta forse un po’ troppo azzardata); senza contare consigli e pareri di amici e parenti che potrebbero portarci fuori strada per il rapporto di clientela con un particolare ufficio di una determinata banca.

Ciò che realmente bisogna conoscere prima di affidare le nostre entrate ad una banca rispetto ad un’altra riguarda la tassazione sul conto corrente: pagamento fisso deciso dallo stato che a volte può andare incontro a qualche piccola variazione a seconda del tipo di conto corrente che si decide di aprire.
Resta di fondamentale importanza sapere che su un conto corrente di tipo standard si devono pagare soltanto due tipologie di tasse: la classica imposta sul bollo e la ritenuta fiscale sugli interessi creditori. Naturalmente questa è una situazione che riguarda un conto corrente classico e non un nuovo conto con condizioni particolari o dalle specifiche personalizzate per il cliente.

In questo caso il primo fattore, quello relativo all’imposta sul bollo, è un parametro fisso e dipende esclusivamente dal fatto di possedere o no un conto corrente. Può variare in maniera lieve a seconda degli aggiornamenti provenienti dagli organi competenti di settore. Attenzione però, non devono pagare l’imposta sul bollo tutti quei clienti che percepiscono un’entrata media annua inferiore ai 5000 euro. Questo tipo di imposta al momento attuale ha un valore pari a 34,20 euro. A seconda della banca alla quale ci leghiamo sarà possibile versare tale somma tramite una soluzione unica o a rate, di solito mensili o trimestrali; generalmente data l’entità della somma viene pagata tale imposta tramite un versamento unico.

Caso eccezionale riguarda i conti correnti di enti e società, definiti secondo termine di legge persone giuridiche; l’imposta di bollo per i loro conti correnti sarà di 100 euro annui, senza considerare nessun tipo di valore del saldo medio annuale. Quindi nel caso avessimo una piccola, media o grande impresa dovremmo versare sempre la stessa cifra, di 100 euro appunto, senza considerare in alcun modo il parametro relativo alle entrate della nostra società.
Il secondo parametro al quale andremo incontro all’apertura di un conto corrente bancario è stato recentemente aggiornato: dal 1° luglio 2014 infatti si dovrà versare una cifra pari al 26% di ritenuta fiscale sugli interessi creditori. Ci riferiamo naturalmente ad interessi maturati sul conto corrente.

Ad esclusione di queste due tasse da versare in ogni caso ci possiamo trovare di fronte a imposte differenti; riferite al deposito titoli ad esempio. Questo tipo di pagamento segue in maniera precisa e proporzionale il controvalore di mercato dei titoli posseduti. Nel 2014 ad esempio è stato aumentato il tributo da versare ad una percentuale del 0,20%. Nell’anno 2013 il valore di riferimento era 0,15% con una tassa minima di 34,20 euro fino ad un massimo di 1200 euro; ora non esiste un importo minimo da versare.
Naturalmente non è questo l’unico caso che viene soggetto a tassazione: qualsiasi strumento finanziario, anche se non contenuto materialmente in un dossier, viene tassato. Altri esempi del genere possono essere i buoni postali fruttiferi, le polizze vita ed i fondi comuni di investimento.


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