Si è svolto in data venerdì 8 maggio 2015 l’atteso evento inaugurale della mostra “Pro Biennale”, presso la suggestiva sede della “Milano Art Gallery” collocata nel cuore di Venezia, vicino Campo S. Barnaba, in Calle dei Cerchieri 1270. L’iniziativa è stata organizzata dal manager della cultura Salvo Nugnes, il quale ha coinvolto alcuni tra più noti artisti contemporanei, nazionali e internazionali, e ha voluto in questa occasione festeggiare il compleanno del Prof. Sgarbi, ospite speciale del vernissage.
Una degli artisti partecipanti è la pittrice Stefania Pellegatta. Le sue creazioni vengono descritte dalla Dott.ssa Elena Gollini, che definisce ogni sua opera come «una simbolica “isola misteriosa” che va scoperta e riscoperta ogni volta che la si osserva e che la si vuole conoscere, in modo sempre più approfondito per carpirne i segreti reconditi, che la rendono così affascinante allo sguardo, permeata com’è di fluida e sinuosa bellezza formale e di ricercata grazia compositiva. I quadri sono luoghi simbolo, che si possono ricondurre nel comparto multiforme dei “paesaggi interiori dell’anima” dove si intrecciano in fusione immagini, figure e forme, che ne racchiudono altre ancora, in un variopinto insieme segnico e cromatico, che sembra voler interiorizzare ogni sfumatura più celata dell’anima della pittrice.[…]Le opere riflettono e rispecchiano un succedersi di visioni, dove i colori, dalla variegata e costante valenza, dichiarano e sviluppano una potente incisività scenica, che risponde pienamente alle moderne istanze del nostro tempo, collocandola al passo con le odierne prospettive dell’arte attuale e contemporanea, con una rivisitazione soggettiva e personalizzata, che funge da plus valore aggiunto all’insieme compositivo.[…]La Pellegatta cattura volti e sguardi dall’enigmatica indecifrabilità e li inserisce all’interno di modulazioni strutturali e sinuose smussature e angolazioni, in un paradigma grafico di elegante tratteggio segnico, che ne avvalora e ne rafforza la valenza simbolica da essi rievocata, con subliminali riferimenti codificati.[…] La sua arte – conclude la critica d’arte – è come una “metafora della vita” e le immagini proposte sono chiamate a rappresentarla. Questo aspetto connotativo è fondamentale e decisivo per poter interpretare correttamente la sua arte».


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