Nell’anno 2015 i dati forniti dai mercati internazionali sulla produzione ed esportazione del petrolio, sembrano testimoniare i valori più alti mai registrati dal 2002, con conseguente rialzo delle quotazioni in borsa. Sebbene la produzione di petrolio continui a salire, i prezzi paiono restare invariati, anzi addirittura sembra che salgano, anche se di poco. Questo provoca la continua diatriba  tra l’Opec (l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio) e gli Usa, in termini di quotazione petrolio. Infatti gli Usa registrano una produzione di circa 100 milioni di barili in più rispetto agli anni passati, ma il prezzo rimane invariato, attestandosi intorno ai 45 dollari per il WTI e ai 48 per il Brent. Molti ricercatori affermano che questa stasi del prezzo al barile deriva purtroppo dalla crescente richiesta di petrolio e dalla contemporanea diminuzione dell’offerta di molti Paesi esportatori (Stati Uniti compresi). Dall’altra parte c’è pero chi, come l’AIE (Agenzia Internazione per l’Energia), attesta che il petrolio quotazione rimarrà tale ancora per molto tempo, senza salire. Sicuramente sarà così per il 2016, a causa di due fattori che permetteranno di mantenere l’offerta a questi livelli: la crisi della Cina e il ritorno dell’Iran, dopo l’accordo con le potenze mondiali sul tema del nucleare e le conseguenti cancellazioni delle sanzioni al Paese mediorientale. Anche la Goldman Sachs, società leader in ambito di investiment banking, afferma che le quotazioni petrolio scenderanno e potranno anche arrivare a 20 dollari al barile, sia per il già citato accordo con Teheran, sia per l’accusa mossa agli stati Uniti di creare concorrenza sleale con la messa sul mercato dello shale oil, il petrolio estratto dalle rocce argillose. Quest’ultima accusa sembrerebbe preoccupare le compagnie petrolifere americane, che chiedono di eliminare il divieto di esportazione del greggio statunitense (stabilito negli anni Sessanta), con conseguente rimpinzamento dei mercati di tutto il mondo e la discesa dei prezzi al barile. Si stima infatti che, grazie a questa concessione del governo Obama, la produzione degli USA potrebbe aumentare di circa 2 milioni di barili giornalieri nel prossimo anno.


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