Venerdì 6 Febbraio 2015 inaugurerà una prestigiosa mostra fotografica presso la Casa Natale di Gabriele D’Annunzio, a Pescara, curata dal noto critico e studioso d’arte Vittorio Sgarbi, intitolata “Da Pier Paolo Pasolini a Maria Pia Severi”. La mostra, organizzata dal manager Salvo Nugnes, presidente dell’Associazione “Spoleto Arte”, vedrà fino al 4 Marzo 2015 l’esposizione di magnifici scatti dedicati al celebre regista Pier Paolo Pasolini, realizzati dal Maestro Roberto Villa durante il set delle riprese del famoso film “Il fiore delle mille e una notte”, nonché le originali fotografie d’autore di Maria Pia Severi, che rievocano soggetti e situazioni viste durante le sue visite perlustrative a città italiani e internazionali, che le sono poi rimaste nel cuore. Per l’occasione, è stata fatta un’interessante intervista al Prof. Sgarbi.

D: Prima di tutto, una domanda su Gabriele D’Annunzio. Cosa rappresenta la sua figura in Italia e nel mondo?

R: D’Annunzio rappresenta un punto di riferimento fondamentale per la cultura italiana e non solo. Ha vissuto buona parte del secolo più vivo, ha influenzato persone distantissime da lui come Eugenio Montale e persino Claude Debussy, ha abbracciato il comportamentismo, l’estetica e il teatro fondendoli in una vita sola. Insomma, un grande, come tutti i grandi non adeguatamente celebrato dal suo Paese.

D: In esposizione gli scatti dedicati all’intramontabile regista. Un suo commento su Pasolini e su ciò che ha rappresentato nella sua epoca e rappresenta oggi?

R: La mostra ci permette di vedere il racconto di un viaggio intorno a Pasolini nelle fotografie di Villa, accompagnando il regista sul set de “Il Fiore delle Mille e una notte” nello Yemen, in Eritrea e in Etiopia. È come un viaggio iniziatico. Pasolini è stato l’intellettuale più attuale, perché ha intuito il percorso rovesciato del progresso. Ha fatto considerare che fossero positive cose che non lo sono, in un processo di distruzione delle memorie e delle tradizioni. 

D: Un parallelo di confronto tra Pasolini e D’Annunzio.

R: Pasolini è un personaggio dannunziano, in quanto è molto forte la presenza nella sua vita. Sono due epoche diverse, Pasolini era un omossessuale invece l’altro era un donnaiolo ma, in un certo senso, l’esperienza delle donne e l’esperienza degli uomini sono state parte della loro creatività. La vita è entrata fortemente nell’opera.

D: Parlando di arte, in uno dei suoi libri lei associa Pasolini al Caravaggio. Cosa accomuna due artisti così differenti e apparentemente distanti?

R: Sono stato il primo ad accostare Pasolini a Caravaggio, parlando della sessualità di Caravaggio e della sua doppia vita: della vita d’arte e della vita libera, che è quello che fa capire perché Caravaggio è diventato così attuale, perché era predisposto ad essere compreso nel nostro tempo. Pasolini ebbe una vita contrastata, sempre in chiaroscuro, un’anima cattolica molto tormentata, un profilo popolare e populista. Tutto questo lo rende profondamente affine al mondo realista e tragico del Caravaggio. Pasolini è il grande scrittore, regista e poeta morto drammaticamente, con la stessa doppia vita che caratterizzò il pittore seicentesco.

D: Vicino agli scatti dedicati al regista, appare l’arte fotografica di Maria Pia Severi, che esibisce una particolare tecnica. In cosa consiste e cosa ne pensa?

R: Maria Pia Severi ci inghiotte nello spazio attrattivo delle sue forme. Fotografie che non documentano, ma evocano. Così la sua tecnica appare impressionistica e divisionistica come la trascrizione di un sogno. Contro la distanza dei luoghi impone la perdita del fuoco, rinunciando alla nitidezza che è propria della riproduzione fotografica. Ed è questa la ricerca originale che caratterizza l’opera coerente di Maria Pia Severi. La confusione, che l’immagine produce, accompagna il fruitore in un luogo diverso da quello della realtà ripresa. Non più spazi definiti, ma dimensioni oniriche.


Share