Il termine paradiso fiscale prende origine dall’inglese “”tax haven””, utilizzato per definire uno Stato che garantisce una tassazione molto bassa o quasi nulla sui depositi bancari. Questo induce un forte richiamo di capitale estero e conseguentemente una elusione fiscale da parte del contribuente che trova un “”rifugio”” dalla tassazione sul proprio reddito; a ciò si aggiunge la mancanza di scambio di informazioni con autorità tributrie di altri Stati e quindi una carenza di trasparenza. Nei paradisi fiscali è pertanto estremamente conveniente stabilire la sede legale di un’impresa – società offshore – ed effettuare operazioni e spostamenti di denaro, efficacemente coperti dal segreto bancario, ossia un istituto del diritto bancario che vieta a soggetti diversi dalla banca stessa di fornire informazioni a terzi circa i conti correnti dei propri clienti.
Quindi in un paradiso fiscale esiste una giurisdizione che favorisce lo sviluppo di illeciti quali il riciclaggio di denaro e l’evasione fiscale. Per riciclaggio di denaro si intende quell’insieme di operazioni volte a dare una parvenza lecita a denaro proveniente da attività illecite; nella criminalità organizzata, infatti, il denaro acquisito tramite attività delittuose viene fatto transitare per società offshore in paradisi fiscali per poi tornare “”ripulito”” su qualche conto corrente
Aprire e gestire una società off-shore, tuttavia, non è necessariamente un’operazione illegale: in molti Paesi è permesso avere società in paradisi fiscali, ma tutto deve essere dichiarato alle autorità del proprio Paese. Purtroppo, questo non accade di frequente, visto che l’obiettivo principale di queste manovre è proprio quello di ottenere importanti vantaggi economici: ad esempio, si può disporre, in maniera indiretta tramite la società off-shore, di beni di lusso quali opere d’arte, macchine sportive, jet privati; inoltre, attraverso scappatoie legali e complessi sistemi burocratici, è possibile registrare la maggior parte delle transizioni economiche e dei propri guadagni come avvenute nei paradisi fiscali e quindi garantirsi una tassazione estremamente conveniente.
La lista dei paradisi fiscali è molto lunga, ma i più noti sono: Panama, le isole Vergini Britanniche, la Svizzera, le Seychelles, le isole Cayman, le Barbados.
Gli Stati si trovano di fronte al dilemma sull’abolizione dei paradisi fiscali: infatti, se da un lato la loro repressione indurrebbe un forte danno alle attività illecite, apporterebbe un danno anche a quelle lecite; inoltre, se è vero che si otterrebbe un importante ingresso
monetario per le casse statali, dall’altro si indurrebbe un rallentamento dello sviluppo economico delle imprese.
Il vero problema, dunque, è quello di ricercare un equilibrio geopolitico che consenta una regolamentazione del sistema impositivo con lo scopo di armonizzare la concorrenza fiscale tra le imprese.


Share