E-gazette, il notiziario che si occupa di ambiente ed energia, visita la centrale di Caorso, dove Sogin, la società di Stato guidata dall’AD Giuseppe Nucci, si sta dedicando alla bonifica della più grande centrale nucleare italiana.

Caorso – Qui una volta era tutta campagna. Poi, nei primi anni Settanta, è spuntata una centrale nucleare, la più grande tra le quattro italiane, che tra il 1981 e il 1986 ha prodotto 29 miliardi di chilowattora di energia elettrica.

Tra qualche anno, nel 2025, qui sarà di nuovo tutta campagna: l’impianto di Caorso, cittadina di cinquemila abitanti sul Po a due passi da Piacenza, è dal 2001 in fase di smantellamento, dopo che venticinque anni fa gli italiani scelsero di dire addio all’atomo sull’onda della tragedia di Chernobyl (il referendum popolare che spense il nucleare è del 1987).

“Stiamo completando la più grande bonifica ambientale della storia italiana”, ci accoglie Emanuele Fontani, vicedirettore disattivazione centrali e impianti dell’area nord Italia della Sogin, la società di Stato, guidata da Giuseppe Nucci, nata alla fine del 1999 da una costola dell’Enel che ha il compito di bonificare i siti nucleari italiani – le centrali di Caorso, Trino, Latina e Garigliano, l’impianto Fabbricazioni nucleari di Bosco Marengo e gli impianti Enea sul ciclo del combustibile di Saluggia, Trisaia e Casaccia – e gestire e mettere in sicurezza i rifiuti radioattivi provenienti dalle attività medico-sanitarie, industriali e di ricerca.

I lavori a Caorso, dicevamo, termineranno nel 2025. Tredici anni nei quali l’azienda proverà rivendere il proprio know-how anche all’estero, così come ha già fatto in Russia. “Stiamo accumulando un bagaglio di conoscenze tecnologiche di eccellenza a livello internazionale – osserva Fontani. – Nessun paese, infatti, ha mai smantellato un’intera filiera energetica come sta facendo Sogin con il nucleare italiano”. Insomma, non accenderemo più reattori, ma siamo diventati i più bravi a smontarli. Non a caso, dal febbraio 2008 la centrale piacentina è anche sede della Scuola italiana di radioprotezione, sicurezza e ambiente.

Il “decommissioning” è lungo e delicato. e-gazette ne ha potuto vedere lo stato da vicino, visitando il reattore da 870 megawatt, al cui smantellamento lavorano un centinaio di addetti della Sogin. “A Caorso nel 2010 abbiamo terminato le attività di allontanamento del combustibile nucleare irraggiato, per un totale di 1.032 elementi trasportati con 16 successive spedizioni all’impianto Areva di La Hague, in Francia, per il loro riprocessamento. In questo modo, abbiamo ridotto del 99% la radioattività presente nella centrale”, spiega Sabrina Romani, responsabile della disattivazione della centrale, la prima donna a guidare l’impianto dalla sua costruzione. “Ora – aggiunge – stiamo terminando i lavori di smantellamento e decontaminazione dei componenti metallici del ciclo termico dell’edificio turbina”. Un’attività che ha permesso di riciclare, con il loro trasferimento in fonderia, 5.500 tonnellate di metallo. Finito questo step, i tecnici, dopo aver già demolito il camino, si concentreranno sull’edificio off-gas. Parallelamente si lavora al trattamento dei rifiuti. “Sottoponiamo ogni singolo elemento che lascia la centrale per essere riciclato a centinaia di controlli prima di considerarlo pulito, più di quelli necessari per legge. La sicurezza viene prima di tutto”, sottolinea la direttrice. In totale, finora qui sono stati fatti più di 60mila controlli sul campo.

Ma come vengono decontaminate le strutture di acciaio? “Utilizziamo il lavaggio con acido, con l’acqua in pressione o la sabbiatura – spiega Romani. – Alla fine del processo l’acciaio è mandato in fonderia, dove torna a essere metallo riutilizzabile”.

Il decommissioning vuole costi importanti. Per terminare la bonifica ambientale degli otto siti nucleari italiani e mettere in sicurezza i rifiuti radioattivi, Sogin ha previsto investimenti per 4,8 miliardi di euro, comprensivi del trasferimento delle scorie al futuro Deposito nazionale. Per l’individuazione del sito dove costruirlo la società dovrà proporre una mappa delle potenziali sedi, che sarà poi oggetto di confronto con i territori. Per farlo, attende i criteri per individuare le aree idonee che devono arrivargli da un apposito ente non ancora costituito.

Nei programmi il Deposito nazionale ospiterà circa 90mila metri cubi di rifiuti radioattivi. Di questi, il 70% proverrà dalle operazioni di bonifica ambientale degli impianti nucleari mentre il restante 30% arriverà dalle quotidiane attività di medicina nucleare, industriali e della ricerca. Sarà costruito all’interno di un Parco tecnologico. Non si tratterà dunque di un cimitero, ma di un polo dedicato alla ricerca e alla formazione sul campo.

Due dati per inquadrare meglio che cosa significa fare decommissioning: per disattivare e smantellare un reattore Epr di terza generazione (il modello su cui aveva puntato il governo Berlusconi per la breve stagione della “rinascita nucleare italiana”, bruscamente interrotta dal disastro di Fukushima) servono tra i 400 e i 500 milioni di euro. “Ma quelli di oggi – ci dice Emanuele Fontani – sono impianti che già prevedono il loro smantellamento finale. Noi invece stiamo dismettendo impianti nucleari degli anni Settanta. Nei prossimi anni, Sogin e le imprese italiane che lavorano con noi potranno presentarsi all’estero, dove chiuderanno molte centrali, con un bagaglio di competenze e know-how che pochi potranno vantare”. E l’avvio a bonifica degli otto siti italiani ha generato un sovraffollamento di richieste di autorizzazioni distribuite tra commissioni per la Valutazione d’impatto ambientale, Ispra, ministeri e comuni. “Oggi con una maggiore sinergia tra gli attori interessati e con l’articolo 24 del decreto Liberalizzazioni, che fissa tempi certi per gli iter autorizzativi, possiamo accelerare il programma di bonifica previsto dal piano industriale varato lo scorso anno”, assicura Fontani. Prossimi step per Caorso: eliminare lo 0,7% di radioattività residua ancora presente nel sito e l’avvio dei lavori per la demolizione del reattore, il cuore del drago ormai addormentato.

FONTE: Egazette


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