Compie dieci anni il Faschim, ovvero il fondo che si occupa dell’assistenza sanitaria dedicata ai professionisti del mondo dell’industria chimico-farmaceutica. Nel corso del mese di settembre, si sono svolte le celebrazioni di questo importante evento, durante il quale è stato possibile fare il punto della situazione su quelle che sono le attività principali di questo decennio. Un momento importante anche per descrivere il modello che con successo ha permesso una corretta integrazione fra pubblico e privato, per quella che è la gestione delle prestazioni sanitarie.

Il Faschim durante gli ultimi 10 anni

Il fondo per l’assistenza sanitaria dedicato all’industria chimico-farmaceutica è cresciuto notevolmente: gli associati ad inizio attività, nel 2004, erano solo 40mila. Attualmente, si è arrivati a quasi 165mila professionisti che hanno aderito al servizio. L’appuntamento-evento organizzato per il decennale, ha permesso di fare il punto della situazione sui vari traguardi raggiunti durante i primi anni del nuovo millennio, in particolare nel settore della sanità integrativa.

L’occasione dell’incontro è andata poi a coincidere con l’indagine effettuata dal servizio sanitario nazionale dedicata ai tagli alla spesa pubblica relativi a questo settore. È stato dunque possibile, da parte del presidente del Faschim Silvano Veronese, tracciare un quadro molto ottimista: nel primo decennio di vita, infatti, il fondo ha conosciuto una evoluzione costante sia in termini di proposta che di iscritti.

Il presidente ha sottolineato poi come il fondo non vuole sostituirsi o entrare in concorrenza con il servizio sanitario nazionale: “coloro che, con riferimento allo sviluppo di esperienze di eccellenza come la nostra, insistono anche su prestazioni considerate sostitutive del Ssn, e parlano di concorrenza antieconomica o di attacco alla universalità del Ssn. A costoro rispondiamo – continua Veronese – che l’attacco al sistema sanitario non viene dall’azione dei fondi e casse, peraltro molto limitata perché intermediano il complesso della spesa privata solo per il 13%; l’attacco viene dalle irrisolte disfunzioni

interne e dalle cattive gestioni di varie strutture del Servizio sanitario nazionale, viene quando i ticket imposti agli assistiti hanno un valore superiore al costo di certe prestazioni del privato”.

Parole molto forti, ma che continuano a dimostrare come da parte dei professionisti in campo assicurativo, non ci sia assolutamente nessuna volontà di agire contro gli interessi del servizio pubblico.


Share