Dalla Federazione Anziani e Pensionati arriva una proposta di legge per integrare le pensioni contributive di invalidi, inabili e sopravvissuti alla perdita di un coniuge

 

Una proposta di legge per sanare quello che è stato definito il caso degli “esodati del metodo contributivo”. È la nuova iniziativa delle ACLI per tramite del suo ramo sindacale FAP (Federazione Anziani e Pensionati), con tanto di campagna dedicata dal titolo “E Se piove?”, visibile sui social negli ultimi giorni.

L’idea di una proposta di legge nasce per porre rimedio alla dolorosa questione di coloro che percepiscono un assegno di invalidità lavorativa (circa 51mila in Italia) calcolata solo sulla base del sistema contributivo, al quale non si applicano i dispositivi di integrazione dei minimi – che erano invece previsti quando il sistema era retributivo. Ma di cosa si tratta?

Si tratta di una proposta di Legge che intende integrare i trattamenti pensionistici, liquidati esclusivamente sulla base del sistema contributivo, al minimo vitale ovvero 7.000 € annui (14.000 in caso di coniuge con figlio a carico).

Secondo i dati forniti dal Sindacato, infatti, la Legge 335 del ’95 (riforma Dini) modifica i meccanismi di liquidazione delle pensioni di invalidità, le prestazioni per gli inabili o i sopravvissuti alla perdita di un coniuge applicando a queste prestazioni il sistema contributivo puro. Seppur con meccanismi diversi per le diverse categorie, il risultato del calcolo contributivo finisce per essere penalizzante per tutti questi soggetti. In media un pensionato con queste caratteristiche percepisce 173 € mensili – ricordando sempre che si tratta di persone non in grado di lavorare, o non pienamente in grado di lavorare- cifra ben al di sotto della soglia di povertà.

La platea di beneficiari non è ancora vasta, come detto si tratta di 51 mila persone, ma dalla Fap ci tengono a precisare che, al di là della gravità dell’ingiustizia in sé, i numeri sono destinati a diventare ben più consistenti a causa del contesto economico e dell’aumentare progressivo dei lavoratori cui il regime contributivo si applica in maniera esclusiva. Secondo le parole del Segretario Nazionale Fap-Acli “Con questa iniziativa la Fap Acli dà ascolto e voce a ogni situazione, facendo proposte non corporative ma globali, che abbiano come obiettivo principale la giustizia sociale ed il bene comune”.

La Fap intende far leva sulla chiara contravvenzione dell’Art. 38 della Costituzione che la Legge Dini di fatto crea. La Nostra Charta prevede infatti che “Ogni cittadino inabile al lavoro e sprovvisto dei mezzi necessari per vivere ha diritto al mantenimento e all’assistenza sociale”, e inoltre “I lavoratori hanno diritto che siano preveduti ed assicurati i mezzi adeguati alle loro esigenze in caso di infortunio, malattia, invalidità e vecchiaia, disoccupazione involontaria”. Il coro di voci e di esperti che sostengono questa Legge affermano che non vi sia dubbio che la Legge 335 vada adeguata a questi principi.


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