Attacchi di panicoAttacchi di panico: la storia di Francesco

Questa è la storia di Francesco, 23 anni e una vita davanti. Ha deciso di parlare perché ha capito che solo parlando del suo “male” può riuscire a liberarsene e aiutare altri a farlo. La sua brutta storia inizia circa tre anni fa quando, per motivi di studio, è stato costretto ad allontanarsi dalla sua famiglia e dalla sua città.

Era sempre stato un ragazzo allegro, attivo, simpatico, gioioso e la partenza imminente non lo preoccupava per niente. L’emozione lo coinvolgeva pienamente e i preparativi con i suoi amici lo entusiasmavano. Ben presto, dopo l’ultima estate spensierata, arrivò la partenza. La nuova città era bellissima, tanti divertimenti, niente genitori cui dare conto, tante nuove persone da conoscere, tutto andava per il verso giusto. Una sera, dopo aver cenato, inizia a sentirsi strano.

Sentiva qualcosa che gli chiudeva lo stomaco, il cuore cominciava a battere a mille, gli mancava il respiro, la testa gli girava. Chiama i suoi amici che non sapendo cosa fare spalancano le finestre e gli dicono di respirare a fondo. Il quel momento Francesco non capiva molto, era in balia di questi sintomi mai provati e una paura folle che gli attanagliava lo stomaco. Pian piano facendo dei lunghi e profondi respiri sentiva che tutto iniziava a tornare alla normalità. Dopo dieci minuti si interrogava con i suoi compagni cosa fosse successo, era preoccupato e nello stesso momento non capiva.

Tra se e se pensò, dormiamoci su ma la paura e la preoccupazione non gli fecero chiudere occhio. Il giorno dopo aveva tre lezioni da seguire. Sveglia presto, colazione e via, direzione università. Solite cose, caffè, sigaretta con gli amici e tutti dentro ad ascoltare il professore ma una paura si faceva largo in lui, “Se mi succedesse di nuovo quello che è accaduto ieri sera?”. Non diede peso a questo pensiero ma dopo un’ora di lezione ecco ripresentarsi tutti i sintomi e per Francesco la fuga dall’aula. Una volta fuori dall’Università riprese a respirare normalmente ma la preoccupazione ormai faceva da padrona. Dopo questo episodio ne seguirono altri e Francesco iniziava a perdere parte della sua vitalità, della sua allegria e della sua voglia di fare. Si era spento. Preferiva restare a casa piuttosto che uscire, ma odiava restare da solo. Non sapeva cosa fare, non si riconosceva più ed era triste ed arrabbiato per questo.

Arrivarono le vacanze di Natale e tornò dai suoi genitori con i quali parlò di questo problema. Analisi del sangue, elettrocardiogramma ed altre visite non evidenziarono nessun problema. Carlo e i suoi genitori non sapevano cosa fare anche se notavano l’assenza dei malori denunciati dal ragazzo. Carlo stava meglio, non si era più sentito male ma, sul finire delle vacanze, cominciava ad avere paura di abbandonare la sua casa. “Avevo paura, per me ormai l’Università, quella casa e quei nuovi amici erano diventati un incubo. Al sol pensiero mi si stringeva lo stomaco, per cui decisi di restare a studiare a casa. Avevo degli esami da preparare, studiai per bene e mi ritrovai. Ero di nuovo io, la persona di sempre, anche se mi dispiaceva per quello che mi era successo. In qualche modo mi sentivo un debole, uno sconfitto, uno che non ce l’aveva fatta. Passarono i giorni e fui costretto a tornare all’Università per seguire le nuove lezioni. Con il mio ritorno ricominciarono i miei mali”.

Il ragazzo continua il suo racconto: “Fu casualmente che in televisione sentii parlare di attacchi di panico. Rivedevo tutto quello che succedeva a me. Sembrava che stessero parlando di me, ne ero convinto. Gli attacchi di panico erano la “brutta bestia” che mi stava rovinando la vita. Non riuscivo a parlarne con nessuno, mi vergognavo. Passai alcuni giorni a pensare e riflettere sul da farsi finché non mi capitò un annuncio davanti agli occhi Psicologo Universitario. Presi tutti i recapiti e pieno di buoni propositi mi recai all’indirizzo indicato. Niente da fare, mi vergognavo troppo e andai via. Ormai la mia vita si divideva tra paura, vergogna, avvilimento, tristezza. Sentivo che tutto cadeva a rotoli, niente di quello che avevo sognato si sarebbe realizzato. Passavo sempre più tempo a casa e per di più in compagnia di qualcuno. Appena avevo la possibilità ritornavo a casa dei miei e alcuni miei amici cominciarono a scomparire.

Quel minimo di determinazione che avevo mi tornò utile un martedì mattina quando, dopo aver sostenuto un esame, decisi di andare dallo psicologo. Il giorno più bello della mia vita, non perché si risolse tutto in quell’istante, ma perché da lì iniziai il cammino per la guarigione. Uno psicoterapeuta e altri 4 ragazzi con problemi simili al mio. Si parlava, si ascoltava, si comprendeva, e fu proprio la comprensione ad aprirmi un mondo tutto nuovo su me stesso e sulle mie debolezze fino ad allora sconosciute”. Oggi Francesco ha superato i suoi problemi di ansia e vive pienamente la sua vita, proprio come ha sempre desiderato.

Grazie alla psicoterapia di gruppo si può effettivamente affrontare il proprio problema e capire che non si è soli. C’è qualcuno come noi che ha bisogno di aiuto e nello stesso tempo dà il suo aiuto, ascoltando e comprendendo, porgendoti una mano. Sono persone che condividono gli stessi disagi e perciò più inclini a percepire realmente ciò che si vive. Sarà poi compito dello psicoterapeuta fare da guida in questo lungo e complesso cammino. La storia di Francesco ci insegna anche un’altra cosa, il primo passo per la guarigione è chiedere aiuto.

Studio Associato Logos

Centro di Psicoterapia e Psicologia a Roma
www.centropsicoterapia.it


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